Sulla stessa onda

0
7.0 Awesome
  • Voto 7

Imparare ad amar(si)

La prima immagine e il primo suono non potevano che essere la spiaggia e il mare col suo fruscio. Sulla stessa onda (un film Netflix, prodotto da Cinemaundici in associazione con Mediaset, sulla piattaforma dal 25 marzo 2021) appartiene, in parte, a quella sfera di film che affrontano la questione della malattia tra gli adolescenti e/o i giovanissimi. Va, però, subito specificato che non cavalca assolutamente il filone strappalacrime come alcuni si aspetterebbero a una lettura superficiale della trama né siamo nella storia d’amore alla ‘Tre metri sopra il cielo’. L’opera prima di Massimo Camaiti (in veste anche di co-sceneggiatore insieme a Claudia Bottino) ha il pregio di rifuggire fortemente dalle trappole della retorica, colpisce innegabilmente al cuore, trasmette anche una grande gioia di vivere pur trattando certi tasti e non maschera i conflitti interiori così come le debolezze che i ragazzi possano provare di fronte al dolore (inteso in ogni  sua sfaccettatura).
Ci troviamo quasi al termine dell’estate, presso l’isola di Favignana, dove si svolge un corso di vela. Sara (Elvira Cammarrone, vista in Era d’estate nei panni di Lucia Borsellino) e Lorenzo (Christian Roberto) s’incontrano ‘on the sea’ e lui resta subito incantato da questa ragazza dagli occhi e dai capelli castani, determinata, dal sorriso di chi si sta godendo quel momento (quasi avesse messo pausa all’amara quotidianità). Lui è il giovane istruttore, lei l’alunna più testarda. Per entrambi si tratta del primo amore, quello in cui le emozioni prevalgono sulla razionalità, in cui ci si vuole solo lasciar andare facendosi cullare dal mare, senza pensare all’amara verità con cui si deve fare i conti. Al rientro a Palermo è proprio quest’ultima a fare capolino: lei vorrebbe per il momento ometterla per godersi ancora lo sprazzino di spensieratezza di chi si è innamorato di com’è (terrorizzata dalla paura di suscitare pietà). Di fronte all’ennesimo crampo, spinta dalla madre (incarnata con sensibilità da Donatella Finocchiaro), non può fuggire ai controlli. La notizia dell’aggravarsi della distrofia muscolare di cui soffre, porta Sara ad andare in difensiva, diventando sfuggente con Lorenzo. Il resto ve lo lasciamo alla visione.
«Un film di genere (il teen-dramma, nda) può diventare ‘unico’ e personale», tenuto subito a specificare nelle note di regia Camaiti, spiegando come abbia provato a conferire la propria ‘impronta’ e, a nostro parere, ci è riuscito. «Durante la scrittura di questo film ho stampato e attaccato al muro due fotografie: una di Luigi Ghirri e una di Massimo Vitali. Nella foto di Ghirri, come quasi sempre, non c’è nessuno: solo una passerella posata sulla sabbia che taglia in due l’inquadratura e va dritta verso l’acqua; in quella di Vitali, una moltitudine di persone sono assiepate, una sopra l’altra, in riva al mare. Le due foto sono state la mia nota visiva per non abbandonare mai la voglia di raccontare una storia dove due solitudini, dopo essersi incontrate, cercano di allontanarsi dalla folla che li circonda alla ricerca dell’intimità necessaria per vivere pienamente il loro amore. Con il d.o.p., Michele Paradisi, abbiamo cercato di catturare l’atmosfera dentro la quale far muovere i nostri personaggi effettuando le scelte stilistiche che più ci permettessero di supportare la storia. La luce che riflette sulla sabbia, sul mare, sulle maioliche dei pavimenti delle case, che rimbalza per terra per poi tornare su ad illuminare i volti dal basso. Le linee verticali, orizzontali e oblique che tagliano spesso il fotogramma. I totali, a volte dei campi lunghissimi, che si aprono a fine scena posizionando i personaggi all’interno di un contesto più vasto, come a voler ‘ricollocare’ le problematiche dei nostri protagonisti.
Infine, l’apporto della Sicilia che con le sue spiagge, i suoi monti, i suoi palazzi malridotti, porta la storia in una dimensione quasi atemporale. […] I protagonisti del film si ritrovano ad affrontare la loro prima storia sentimentale e allo stesso tempo una malattia spaventosa: la distrofia muscolare».
«Shall howl at the walls, tearing down doors of time
Shelter as we go
And promise me this;
You’ll wait for me only, scared of the lonely arms
[…]
Who am I, darling for you?
Who am I? Going to be a burden
Who am I, darling to you?
Who am I? I come alone here
I come alone here» da ‘Promise’ di Ben Howard (trad.: L’inverno dovrebbe ululare ai muri, demolendo le porte del tempo./Un riparo mentre andiamo…/E prometti questo:/ Aspetterai per me solo, spaventata da braccia solitarie […] Chi sono per te, cara?/Chi sono? Sarò un fardello col tempo, solitario./Chi sono per te, cara?/Chi sono? Vengo qui da solo]. «Quel pezzo è stato sempre ascoltato sul set prima delle scene emotive ed oggi è diventato il brano di punta della nostra colonna sonora» – quest’ultima è stata curata da Yakamoto Kotzuga, il giovane compositore e producer veneziano autore, tra gli altri, del soundtrack della serie originale Netflix Baby.
I due giovanissimi interpreti sono riusciti a creare un’alchimia davvero speciale, soprattutto spontanea, in cui ci si dimentica ‘la finzione’ nell’accezione negativa e lo spettatore si fa travolgere dalle onde di quell’amore puro, il primo. Sono quei sentimenti che riescono a vincere anche i timori di due genitori separati, riunitisi per star accanto alla figlia (il padre è interpretato da Corrado Invernizzi). Al contempo assistiamo anche all’espressione di altre tipologie di amore: non solo quello verso il/la proprio/a figlio/a, ma anche quello di una zia incoraggiante (Manuela Ventura) e quello di un padre (Vincenzo Amato), che ancor prima è stato un uomo perdutamente innamorato di sua moglie e che con tenerezza si apre col figlio: «Non bisogna sfuggire al dolore, ma imparare a conviverci. Prima provavo rabbia. Ora penso alla fortuna che ho avuto di amarla».
«Amarsi un po’
È un po’ fiorire
Aiuta, sai
A non morire
Senza nascondersi
Manifestandosi
Si può eludere
La solitudine
[…]
Sconforti e lacrime
Per diventare noi
Veramente noi
Uniti
Indivisibili
Vicini»… cantava poeticamente Lucio Battisti (ci permetteremmo solo di ‘modificare’ quell’«amarsi un po’» visto quanta emozione trasmette la nostra coppia). L’incipit del brano sembra trasmettere uno scoppiettio che poi diventa un sound che entra dentro causando delle vibrazioni o, tornando al nostro film, basterebbe chiudere gli occhi e immaginare sulle onde Sara e Lorenzo, a cui si concedono ‘delle eccezioni’ e/o se le prendono, per Vivere.

Maria Lucia Tangorra

Leave A Reply

cinque × quattro =