Sulla giostra

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5.5 Awesome
  • voto 5.5

Due donne e una casa

Dimenticare le proprie origini e iniziare una nuova vita lontano da casa. Quante volte si è verificata e continua a verificarsi una situazione del genere? Persino il mondo del cinema, a volte, sembra volervi dedicare particolare attenzione. Questo è il caso, ad esempio, del lungometraggio Sulla giostra, l’ultima fatica della regista e sceneggiatrice Giorgia Cecere, dove il ritorno alle origini, appunto, sta a rappresentare la vera essenza di tutto il film.

La storia messa in scena, dunque, è quella di Ada (impersonata dall’ottima Lucia Sardo), che per molti anni ha lavorato come domestica in un’elegante villa nel Salento. Nel momento in cui la proprietaria di casa decide di vendere la villa, la donna si sentirà persa e dopo una giornata trascorsa a casa di sua sorella, deciderà di tornare a occupare la villa stessa, dal momento che aveva conservato una copia delle chiavi. Alla sua storia si intreccerà quella di Irene (Claudia Gerini), produttrice cinematografica di successo e figlia della proprietaria di casa, che da Roma tornerà in Salento al fine di convincere Ada a lasciare l’abitazione.
Ada, dunque, sta a rappresentare la memoria, il passato che non passa. La sua funzione è quella di una sorta di “angelo custode” che incoraggia chiunque la incontri a trovare la propria strada, a non dimenticare. E così, particolarmente interessante è l’alchimia che si viene a creare tra le due protagoniste. Una buona alchimia, che, tuttavia, non si incastra alla perfezione nel contesto. Già, perché, di fatto, il presente Sulla giostra, pur partendo da un’idea potenzialmente interessante, risulta inevitabilmente un lungometraggio dalla scrittura eccessivamente debole e campata in aria, con non poche (né tantomeno irrilevanti) imperfezioni al proprio interno.
Ada vuol far sì che Irene si renda conto che il suo posto nel mondo è proprio il Salento. Allo stesso tempo, la donna non sembra disposta ad abbandonare la casa in cui ha vissuto e lavorato per molti anni. Eppure, tali iniziali intenzioni, se per tutta la durata del film risultano particolarmente radicate, ecco che, di punto in bianco – e senza alcun particolare avvenimento che giustifichi tale soluzione – la musica cambia. E lo fa, soprattutto, dopo una serie di lungaggini spesso immotivate, con tanto di personaggi quasi del tutto insignificanti che per nulla influiscono sulle sorti delle protagoniste.
Peccato. Soprattutto perché le atmosfere create da Giorgia Cecere sono piacevolmente nostalgiche ed evocative e ben rendono l’idea di una vita dì altri tempi in cui erano i veri valori e la conoscenza di sé stessi a essere messi al centro dell’attenzione. La casa in cui abitano (seppur solo per pochi giorni) le due donne sembra quasi un mondo a sé e riesce a trasmettere allo spettatore una piacevole sensazione di pace. Ma basta tutto ciò a far sì che un intero lungometraggio funzioni? La risposta, purtroppo, è quella che tutti immaginiamo. Sulla giostra, purtroppo, non decolla e, al contempo, altro non fa che rivelare una forte incertezza di intenti.

Marina Pavido

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