Santità

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

È tanta l’importanza dell’amore vicendevole che non dovreste mai dimenticarvene

L’ Estasi di Santa Teresa d’Avila è una scultura di Gian Lorenzo Bernini. Realizzata dall’artista in un momento non felice della sua carriera ne rappresenta il riscatto ed il ritorno al centro della scena artistica romana. Stupendo esempio di arte barocca, l’opera descrive il momento nel quale la santa trova la massima comunione spirituale con lo Spirito santo. La mano e la sensibilità del Bernini non hanno mancato di rivedervi un parallelo con un’estasi fisica. La visione del cortometraggio Santità di Giuseppe Sciarra (fruibile nella sua interezza sotto questa recensione) ne riporta alla mente l’immagine con forza, ed è difficile pensare che l’autore non ne abbia tratto ispirazione per il suo film. Il giovane regista è sempre stato interessato alla sperimentazione formale ed all’esplorazione delle possibilità espressive del cinema. Questo suo lavoro ne è un’ulteriore conferma. Qui Sciarra arriva a rinnegare in maniera quasi totale uno dei due fondamenti del mezzo cinematografico, il movimento, per concentrarsi esclusivamente sull’immagine e sul suo potere. Con quest’opera Sciarra ritorna alla dimensione pre-cinematografica della Lanterna Magica, componendo un cortometraggio di soli fotogrammi tesi a raccontare una storia. Questa scelta implica una attiva partecipazione da parte dello spettatore che è chiamato ad un grande sforzo di interpretazione per collegare le varie immagini e comprendere il significato dell’opera.
Interessante anche l’uso del colore. La realtà è rappresentata in bianco e nero, le apparizioni mistiche sono invece a colori. Come a voler stabilire una maggiore ricchezza del mondo interiore rispetto alla realtà sensibile. Ma è la totale fissità dell’immagine il veicolo principale dell’opera. Attraverso di essa, il bianco e nero molto contrastato, intervallato da vere e proprie macchie di colore, la musica sacra in sottofondo, Sciarra pare intenzionato a realizzare una mistica dell’immagine, la quale sfocia, in alcuni momenti, nell’allucinatorio attraverso una progressiva sfocalizzazione delle immagini. Ciò che Sciarra, nei fatti, descrive attraverso la sua sperimentazione formale è l’estasi mistica dei due amanti protagonisti. Un’estasi nella quale sacro e profano si mescolano, appunto come nella scultura marmorea del Bernini.
Ci viene descritta quella che è un’esperienza spirituale e carnale ad un tempo; un percorso nel quale l’amore, nella sua accezione più alta e completa, trova realizzazione. I due personaggi diventano protagonisti di un fenomeno spirituale tanto intenso da trasfigurare il trasporto fisico ed emotivo che sentono uno per l’altra. Trasporto che, unito a quella che sembra essere una sincera devozione cristiana, porta il loro rapporto ad un livello tale da metterli in contatto con una realtà spirituale superiore. Opera davvero particolare tenta di mostrare, e a nostro giudizio ci riesce, un concetto di amore cristiano che riesca a superare la banale interpretazione popolare per essere ricondotto ad un più alto significato.

Luca Bovio

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