Sami Blood

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

There Was Blood

Presentato alla 73º edizione del Festival di Venezia, nella sezione Giornata degli autori e visto al Cineuropa Compostela, Sami Blood segna l’esordio nel lungometraggio di Amanda Kernell, autrice anche della sceneggiatura. La pellicola è un ampliamento del suo precedente cortometraggio Stoerre Vaerie, realizzato nel 2015, e il metraggio di tale corto viene inserito (i primi dieci minuti e parte della fine) nel tessuto di questo lungometraggio. Però l’idea di realizzare questa storia remota ha origini più lontane, perché la regista ha preso ispirazione dal passato della sua nonna.

I Sami sono una comunità dalle antichissime origini, e vivono nell’estremo settentrione dei paesi scandinavi, nelle zone montagnose e ancora incontaminate che costeggiano i climi artici. Il nome è desunto, attraverso la lingua autoctona, dall’area in cui risiedono, cioè nel Sápmi, che internazionalmente è conosciuta come Lapponia. I Sami sono una delle ultime sacche etniche legate alle loro tradizioni, a tutt’oggi rispettate e tramandate. Hanno una loro lingua, delle loro regole, un particolare modo di vestire, e vivono con l’allevamento di renne nelle impervie zone montane. La loro vita e il riconoscimento del loro status identitario non è stato mai facile, soprattutto nel passato. Ghettizzati e schedati dallo stato, e derisi dalle altre popolazioni scandinave civilizzate, subivano per tanto un violento procedimento di annullamento e di emarginazione, che iniziava dall’impartire la lingua svedese contro la loro lingua originaria. È di questo “genocidio” poco conosciuto che Amanda Kernell vuole parlare, attraverso l’evocazione di una “sopravvissuta” che ha rinnegato per lungo tempo le sue origini.
Sami Blood già dal titolo gioca con i due termini che imbevono la storia. Letteralmente la traduzione è “Sangue Sami”, ma giocando con l’assonanza del lemma inglese Same, il titolo diviene “Stesso sangue”. E con questa seconda lettura, la storia si riempie di maggior significati. Lo stesso sangue genetico hanno le due sorelle Christine (Elle-Marja) e Njenna, ormai lontane geograficamente e “ideologicamente”, ma lo stesso sangue scorre tra il popolo Sami e quello svedese. A quanto detto verrebbe da aggiungere anche l’assonanza, cinefila, con There Will Be Blood di Paul Thomas Anderson, perché il sangue c’è, e marca definitivamente la brutale abiura della protagonista verso la sua comunità. L’orecchio sfregiato che dei ragazzi svedesi gli arrecano (atto realizzato con lo stesso coltello di famiglia di origini Sami), è uguale all’azione svolta da Elle-Marja quando taglia una parte di orecchio di una renna per darlo alla sorella. Quindi con lo sfregio, la protagonista viene violata e marcata dalla civiltà come un animale selvaggio.
Sami Blood nel suo lungo flashback vuole rievocare, attraverso la storia di Christine, questo passato oscuro di uno stato che ha tentato di colonizzare una popolazione pacifica, e di come la durezza comportamentale della protagonista verso le proprie radici sia stato instillato con forza in lei dai comportamenti della società civile. Nel momento in cui lei e i suoi compagni di scuola vengono costretti a denudarsi per essere fotografati, dopo che gli è stata misurata la scatola cranica, si rimane costernati per l’uso di tali metodologie para-naziste. E il dolore e la violenza vissuti da Christine permangono nel suo attuale vestiario, che è composto di un perenne nero.
Amanda Kermell in questa dura rievocazione, che diviene maggiormente personale essendo il personaggio protagonista una ragazza, attraverso una storia individuale indaga il passato del proprio paese, alla fine non tanto remoto, essendo la Svezia degli anni ’30. La sua visione, che rispetta fino alla fine il personaggio di Christine, ha però anche un atteggiamento critico verso la scelta drastica del personaggio, cioè quella di cancellare la sua identità originaria. Sami Blood diviene, per noi spettatori esterni, una visione storica di una realtà a noi sconosciuta, e lo svolgersi del film ha un ritmo quasi narrativo da romanzo nordico, con i suoi pregi (uno spaccato di Storia sconosciuto), e i suoi difetti (la catarsi finale).

Roberto Baldassarre

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