Run All Night – Una notte per sopravvivere

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7.0 Awesome
  • voto 7

L’ultimo colpo in canna

Al terzo tentativo, dopo i tutto sommato evanescenti esercizi di stile in ambito thriller Unknown – Senza identità (2011) e l’inedito Non-Stop (2014), il sodalizio più o meno artistico tra Liam Neeson e il regista catalano perfettamente trapiantato a Hollywood Jaume Collet-Serra comincia a lasciar intravedere qualche gustoso frutto.
Se Collet-Serra si conferma ancora una volta nulla più che un abile esecutore dal punto di vista tecnico, il punto di relativa forza di questo Run All Night – Una notte per sopravvivere è riscontrabile in due ben definiti fattori: la sceneggiatura e il cast. La storia si distacca dagli stereotipi del classico action-thriller interamente basato sulla spettacolarità fine a se stessa della messa in scena intavolando da subito un interessante discorso generazionale tra padri e figli. Liam Neeson – finalmente in un ruolo più sfaccettato rispetto ai vari Taken – è Jimmy Conlon, un tirapiedi della malavita con alle spalle una vita trascorsa al servizio del boss Ed Harris, al quale è legato da antica amicizia. Differenti, invece, le abitudini intraprese dai rispettivi figli maschi: se il pargolo del primo ha tagliato completamente i ponti con il genitore, cercando una vita onesta da “family man”, l’erede del secondo ha invece preso sin troppo alla lettera il mestiere paterno, accentuando di suo la tendenza a mettersi in affari sporchi da risolvere senza scrupoli. Inutile precisare che sarà proprio la sua follia criminale a dare il là alla lunghissima notte cui fa riferimento il titolo del film.
Da tali premesse risulta piuttosto chiaro come l’autore dello script Brad Ingelsby (Il fuoco della vendetta – Out of the Furnace) abbia saggiamente calcato la mano più sul tipico versante noir anni settanta rispetto a quello, più banale, dell’action-thriller contemporaneo. Le sequenze di iperbolica azione, ovviamente, non mancano; ma fanno, per così dire, da cornice in un film che palesemente si interessa ad altro, provando a tracciare le coordinate etiche di un alterno futuro possibile stagliato su uno sfondo dove la corruzione morale sembra ormai aver preso un irreversibile sopravvento ovunque e comunque. Al netto della presenza di parecchi luoghi comuni tipici del film di genere odierno – su tutte quella quantomai artificiosa di uno spietato killer afroamericano, inserito nel contesto unicamente per favorire la risoluzione finale – e facendo le debite proporzioni Run All Night ricorda abbastanza il cult Collateral (2004) di Michael Mann, peraltro citato a più riprese non solo per l’unità di tempo ma pure per la lunga sequenza ambientata nella metropolitana e le ripetute visite ai parenti operate dal personaggio di Neeson nel corso della notte eterna. Con una New York molto “cinegenica” a sostituire una Los Angeles mai più ripresa in quel modo. Inutile sottolineare come anche qui lo spettatore assista all’evolversi di un rapporto a due, nello specifico a carattere edipico, messo al centro di un film ambizioso sopra la media oltretutto impreziosito dalle ottime performance di vecchi leoni quali lo stesso Liam Neeson, il grande Ed Harris in un ruolo tutto sospeso tra emozioni trattenute ed improvvise esplosioni, ed un tanto fugace quanto incisivo cammeo di Nick Nolte. Anche se il ruolo chiave, quello del figlio di Liam Neeson, è affidato all’ottimo ed emergente Joel Kinnaman, già Robocop nel recentissimo remake firmato da José Padilha.
Per concludere Run All Night è un film che mette molta carne al fuoco, verrebbe da dire quasi troppa, trattandosi di opera dichiaratamente di genere. Spesso giocando più di sregolato accumulo piuttosto che di acuto dosaggio degli ingredienti. E tuttavia non si può non apprezzare quello sguardo cinefilo nemmeno troppo vagamente retrò, capace di solidarizzare – e di conseguenza empatizzare pure al di là dello schermo – con le ultime ruote del carrozzone, coloro che nella vita hanno sbagliato tutto e se ne rendono perfettamente conto, prigionieri di un rimpianto perenne che non esclude un ultimo colpo in canna, ovvero la possibilità del riscatto finale. A ben guardare esattamente una delle peculiarità che hanno consegnato alla Storia del Cinema centinaia e centinaia di personaggi in grado di rimanere nella memoria di tutti gli spettatori del mondo, poiché capaci di rischiarare quel nero di genere spesso intollerabilmente fosco.

Daniele De Angelis

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