Riski

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Non ci resta che il mare

Ci vuole davvero tanto coraggio a fare certi film e Otto Reuschel ne ha da vendere. Il suo Riski, presentato nel concorso della sezione “Extr’A” della 28esima edizione del Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina, è la dimostrazione tangibile di quanto e di quale coraggio si sia fatto portatore sano per riuscire a dare forma e sostanza a un cortometraggio di grande impatto emotivo. Condensato su una timeline di poco più di dieci minuti, Riski è un pugno scagliato diritto alla bocca dello stomaco dello spettatore di turno. Con quei pochi giri di lancetta a sua disposizione, il cineasta triestino fa quello che altri colleghi, connazionali e non, anche più quotati di lui, non sono riusciti a fare con le rispettive opere spalmate sulla media o lunga distanza.
Reuschel firma uno short che è al tempo stesso un reportage sul campo e un atto d’accusa che guarda con insistenza al documentario d’inchiesta. Con la sua ultima fatica dietro la macchina da presa, il regista ci porta al seguito di Mohammed, che insieme a decine di giovani ragazzi marocchini tra gli 8 e i 18 anni, vive sulle sponde del Mar Mediterraneo nel porto di Melilla, città autonoma spagnola sulla costa orientale dell’Africa del Nord. Mohammed, come gli altri, vive nella speranza di riuscire un giorno a salire clandestinamente su un mercantile diretto verso il continente europeo.
La mente torna a tante altre operazioni analoghe che si sono succedute nel tempo e che, a vario titolo e con approcci più o meno simili, si sono confrontati con un argomento per nulla semplice come quello dell’immigrazione clandestina e della mancata accoglienza. In pochi però, tra cui No Borders di Haider Rashid o Mare chiuso di Andrea Segre e Stefano Liberti, sono riusciti a raccontare veramente cosa significhi stare in una condizione di sospensione a tempo indeterminato che costringe centinaia di migliaia di persone a tutte le latitudini a vivere in bilico tra ciò che si sono lasciati alle spalle e ciò che li respinge.
Con Riski, Reuschel si concentra su un microcosmo di indesiderati, pedinando chi lo anima notte e giorno per documentare con grandissima efficacia e senza filtri quel misto di speranza e disperazione che li accompagna nelle interminabili attese. Il tutto senza mai calcare la mano o spettacolarizzare la sofferenza altrui, mettendo la macchina da presa al completo servizio del reale. L’autore li segue per raccontarne in presa diretta, con e attraverso le loro testimonianze, la quotidianità e la lotta per la sopravvivenza in una terra ostile e di passaggio. Ogni notte sfidano la sorte per cercare un lasciapassare per l’Europa e per un futuro altrettanto incerto. Ed è proprio la verità e la potenza con cui Reuschel restituisce sul grande schermo questa sorta di “limbo” nel quale Mohammed e tanti come lui sono stati gettati, il grande merito del film.

Francesco Del Grosso

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