Raw

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9.0 Awesome
  • voto 9

La nuova carne è Femmina

Raw (aka Grave), vale a dire letteralmente “crudo”. Crudo, come questo sorprendente film, primo lungometraggio della regista e sceneggiatrice francese Julia Ducournau, classe 1983, già autrice del corto Junior, premiato a Cannes nel 2011 (così come anche Raw nel 2016). E cruda è anche la carne che la protagonista Justine (Garance Marillier), sedicenne vegetariana integerrima, animalista convinta e studentessa di veterinaria, sarà costretta a mangiare durante un rito di iniziazione che è in realtà solo il principio di una serie brutali atti di nonnismo da parte degli studenti più vecchi, inclusa la sorella maggiore Alexia (Ella Rumpf), già presente al campus in cui si è appena trasferita. La virtuosa e obbediente Justine viene catapultata in questo nuovo mondo provenendo direttamente dalla bolla protettiva dei genitori (interpretati da Laurent Lucas e Joana Preiss), da cui è sempre stata coccolata e idolatrata, oltre a essere considerata un enfant prodige grazie agli eccelsi risultati scolastici. Il passaggio non poteva essere più sconvolgente e traumatico; la giovane e timida Justine sarà costretta a subire ogni sorta di umiliazione, finendo per essere discriminata perfino dai suoi stessi professori, che invece di difenderla o appoggiarla la giudicheranno in modo parziale.
Dopo aver assaggiato la carne cruda per Justine nulla sarà più lo stesso: prima avrà una reazione fisica di rigetto, coprendosi di bolle sul corpo, successivamente il suo metabolismo e la sua psiche ne verranno talmente stravolti da innescare un meccanismo contrario, a tal punto da non potere più fare a meno di consumare la carne cruda in modo incontrollato e compulsivo. Justine però si scoprirà non solo una vorace carnivora ma, dopo un incidente domestico con la sorella durante una ceretta improvvisata, svilupperà addirittura una voglia irrefrenabile di carne umana, un bisogno selvaggio e ferale che in alcuni momenti la ridurrà quasi a uno stato bestiale. Sarà una rivelazione deflaglatoria che innescherà un vero e proprio risveglio della carne: questa sua nuova condizione darà infatti anche l’avvio alla perdita totale delle inibizioni e il binomio sesso/cannibalismo diverrà inevitabilmente il passo successivo per la vergine Justine, con conseguenze terribilmente drammatiche. Eros e Thanatos nella loro massima espressione, fino al sorprendente finale chiarificatore.
La dolorosa e scioccante parabola di Justine sembra simile a un romanzo d’appendice ed è impossibile non notare il chiaro rimando a “Justine” del Marchese de Sade (1791), in cui la protagonista, per quanto si sforzasse di vivere nella virtù, finiva inevitabilmente per soccombere alla perversione e alla violenza, pur senza mai accettarlo pienamente. E proprio come nell’opera di de Sade, anche nello straordinario Raw, è emblematico il rapporto conflittuale di Justine con la sorella maggiore, che incarna la sensualità e la piena accettazione della propria condizione di diversa (così come Juliette, sorella di Justine in de Sade), sua nemesi e insieme antitesi. La loro complessa relazione, incentrata sull’amore/odio, sulla rivalità, ma anche su una grande complicità, è uno dei punti focali di questa pellicola coraggiosa, che fa leva sul bisogno di appartenenza, di essere simile agli altri e standardizzati, perchè chi emerge è un freak, e chi è diverso viene umiliato, ghettizzato, isolato.
Con Raw la Ducournau ci sbatte in faccia senza pietà uno dei coming of age più brutali visti sullo schermo che ha già fatto molto parlare di sè a causa di alcuni svenimenti avvenuti durante le proiezione al Festival di Toronto (peraltro eccessivi e non giustificati) e sforna un body-horror originale ed estremo in cui dimostra di aver imparato le lezioni di David Cronenberg, ma rinunciando alle connotazioni politiche e portando avanti invece un discorso più intimo e personale. Un autorevole horror-drama che trasuda realismo, disagio e voglia di ribellione, attraverso una messa in scena scarna, semplice, senza fronzoli, ma elegante e avvolgente nella sua crudeltà (senza però eccedere troppo nel gore) e accompagnato da un potente score musicale firmato da Jim Williams. In Raw la Donna arriva alla piena consapevolezza di se stessa come Femmina dirompente, carnale e travolgente forza della natura; rimarchevoli in questo senso le performance di Garance Marillier nella parte di Justine e Ella Rumpf in quelli di Alexia, sorelle, rivali, complici e loro malgrado eroine, di un’opera di grande intensità.
C’è un filo rosso porpora sottile che lega Raw a Trouble Every Day (Mangiata viva-Cannibal Love, 2001) di Claire Denis e Dans ma peau (In my skin, 2002) di Marina de Van: curiosamente tre film francesi cannibalici, tutti diretti da donne e con al centro del narrato una protagonista femminile che affronta un’evoluzione aberrante attraverso il sangue. Anche tre pellicole raffinate, preziose, di rara sensibilità, seppure disturbanti e a tratti quasi insostenibili. Per palati fini, forse, ma ben vengano.

Ilaria Dall’Ara

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