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Radio Solaire – Radio Diffusion Rurale

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VOTO: 7,5

Sulla stessa lunghezza d’onda radio

«Dare la voce ai senza voce»: è stata questa la rivoluzione di Giorgio Lolli, ex operaio e sindacalista bolognese, tecnico autodidatta delle radio libere, che ha dato vita istallando e accendendo nell’arco di quarant’anni, in Africa, oltre 500 emittenti FM locali. La sua incredibile storia (vera) è stata raccontata da Federico Bacci e Francesco Eppesteingher nel documentario Radio Solaire – Radio Diffusion Rurale, vincitore del “Premio Hera Nuovi Talenti” alla 21esima edizione del Biografilm, laddove è stato presentato in anteprima mondiale nella sezione Biografilm Italia.
I registi livornesi hanno realizzato un film che è fedele in tutto e per tutto allo spirito e alla missione del suo protagonista, un uomo che non si è mai messo al centro bensì al completo servizio delle comunità a cui ha amplificato la voce. Il risultato ne rispecchia in pieno l’essenza, ma anche cosa ha rappresentato per il Continente africano e per la sua gente, alla quale ha lasciato un’importante eredità grazie a un lavoro che è stato opera e rivoluzione ieri, e insegnamento oggi. Sono operazioni come queste che, oltre all’indubbio e significativo valore testamentale, ci ricordano l’importanza della Settima Arte per arricchire la memoria con storie che altrimenti andrebbero smarrite. Radio Solaire – Radio Diffusion Rurale in tal senso è una di queste, essendo al contempo rievocazione di un’impresa che un meritato quanto necessario ricordo del suo compianto artefice, scomparso nel 2023 all’età di 81 anni. Lo dimostrano i fatti di quelli che sullo schermo diventano gli highlights di un racconto che è sia ritratto biografico che narrazione di una grande impresa corale senza precedenti. Queste due linee scorrono sulla timeline sulla stessa linea d’onda (radio), in un racconto che vede lo stesso Lolli raccontarsi e raccontare, sostenuto da un coro greco di voci e testimonianze di amici, conoscenti e collaboratori. Le interviste frontali, parola dopo parola, rappresentano la colonna e il motore portante di un film classico nella confezione, che non presenta soluzioni tecniche rilevanti, ma che si distingue per l’utilizzo efficace dei preziosi materiali d’archivio audio, video e fotografici a disposizione, sapientemente rinvenuti ed equilibratamente incastonati nel tessuto narrativo attraverso un accurato montaggio che ha saputo fare dialogare passato e presente, inedito e pre-esistente.
Il tutto contribuisce a donare all’esito e al racconto del quale si è fatto veicolo qualità per nulla scontate come la chiarezza, la scorrevolezza e il giusto ritmo. E infatti la visione è un autentico piacere, che si estende al gusto della scoperta di una figura che non tutti conoscevano e che il documentario ha il merito di portare all’attenzione di un pubblico più vasto. È anche grazie al suo lavoro che le “rural radio” si diffondono in buona parte del continente africano, dal Togo al Mali, dal Senegal al Burkina Faso fino alle comunità più isolate, diventando strumenti fondamentali per l’alfabetizzazione e il libero scambio di idee e pensieri. Ma Lolli non è stato solo un tecnico, nei quarant’anni passati in Africa, è riuscito anche a fondare scuole gratuite per radiotecnici, formando generazioni di giovani che oggi gestiscono le proprie emittenti in autonomia. Ecco perché questa storia, la sua storia, andava raccontata per farla riaffiorare nella mente delle vecchie generazioni e riscoprire alle nuove. Bacci e Eppesteingher lo fanno in un intenso e coinvolgente viaggio di 75 minuti che parte da Bologna e attraversa l’Africa subsahariana, seguendo le onde radio come filo conduttore di riscatto, identità e libertà, e che restituisce per la prima volta in forma cinematografica la portata dell’impresa politica e umana di Giorgio Lolli.

Francesco Del Grosso

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