Peterloo

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7.0 Awesome
  • voto 7

Quando Storia e Pittura s’incontrano

La lotta per affermare i propri diritti di cittadini è un tema attuale come non mai, soprattutto se si pensa alla non sempre felice situazione politica mondiale. Quale migliore occasione, dunque, per la Settima Arte, di dire la sua in merito e di far sentire, ancora una volta, la sua voce? Non manca, dunque, all’interno di questa 75° edizione della Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, un prodotto che mette in scena la storia di un popolo che, pur di far valere i propri diritti, ha dovuto pagare il proprio coraggio con il sangue. Per l’occasione, infatti, ci sono stati presentati gli eventi relativi al massacro di Peterloo, avvenuto nel 1819. E chi meglio del cineasta britannico Mike Leigh – che dei drammi in costume ha fatto il proprio cavallo di battaglia – avrebbe potuto raccontare per immagini tali, importanti avvenimenti storici? Per l’occasione, dunque, il regista ha realizzato Peterloo, appunto, importante e imponente lungometraggio in corsa per il tanto ambito Leone d’Oro.
Ci troviamo a Manchester, nel 1819. Napoleone è stato sconfitto da pochi anni a Waterloo e, in seguito alla guerra, sia Francia che Inghilterra si trovano in ginocchio. Al fine di promuovere una necessaria democrazia e di chiedere al Parlamento britannico una riforma elettorale, dunque, un gruppo di attivisti, riunitosi in modo pacifico presso St. Peter’s Field e capitanato da Henry Hunt, è stato attaccato dalla cavalleria, la quale, a sua volta, ha provocato undici morti e diverse centinaia di feriti.
Un evento, questo, passato alla storia e che, purtroppo, risulta ancora tristemente attuale. Dal canto suo, Leigh si è rivelato particolarmente adatto a svolgere il proprio compito, regalandoci un’opera raffinata e ben riuscita, curata sin nel minimo dettaglio e con uno script pulito e lineare che vanta una fedele e minuziosa ricostruzione dei fatti. Ciò che di un prodotto come Peterloo colpisce in particolare è, tuttavia, la cura degli ambienti, dei costumi e, non per ultima, una sapiente regia che, ora con intensi primi piani dei protagonisti, ora con riuscite carrellate, sa regalarci un affascinante affresco della società dell’epoca e degli ambienti più indigenti di questa Manchester dei primi dell’Ottocento.
Ed ecco che, non appena la macchina da presa entra in una taverna o all’interno di una fabbrica, ciò a cui immediatamente viene da pensare è un dipinto di Brueghel il Vecchio o – a seconda delle volte – del Caravaggio, data la curata messa in scena e la luce calda che sa rappresentare alla stregua di veri e propri dipinti anche gli ambienti più squallidi. E, dal canto proprio, Mike Leigh – si sa – è da sempre stato affascinato all’arte pittorica in ogni sua manifestazione. Al punto da realizzare nel 2014 il suggestivo Turner, biopic sulla vita del noto pittore, che si è contraddistinto – oltre che per l’ottima interpretazione di Timothy Spall – anche per la raffinata fotografia, ottima rappresentazione della luce usata dallo stesso artista nei propri quadri.
Maestoso, imponente, con una durata che – visto lo script pregno di dialoghi – potrebbe anche essere ritenuta eccessiva, il Peterloo di Mike Leigh è indubbiamente uno dei lavori su cui quest’ultimo ha maggiormente puntato. Opera ben riuscita e soddisfacente, tuttavia risulta a tratti pericolosamente eccessiva, proprio per i suoi ritmi dilatati fino allo stremo e per un andamento narrativo a volte volutamente monocorde. Non uno dei migliori lavori di Leigh, indubbiamente, ma, allo stesso tempo, necessario affresco di una società viva e attiva, come poche altre volte è capitato nel corso della storia.

Marina Pavido

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