My Morning Laughter

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7.0 Awesome
  • VOTO 7

Ascendente vergine

Mamme, illuminate i figli sulle donne / rendendoli più immuni di così / siano più pronti se diranno sì“, cantava Renato Zero in “Amore al verde”, una delle sue canzoni più divertenti e sfrontate. Fin troppo “immunizzato” appare però Dejan, giovane protagonista di My Morning Laughter (Moj jutarnji smeh, in serbo), il lungometraggio caustico (ma dal cuore poi sorprendentemente tenero) che abbiamo da poco apprezzato alla 32esima edizione del Trieste Film Festival.
Insomma, pare proprio che il regista Marko Đorđević abbia centrato il bersaglio, nel delineare l’identikit di un personaggio in difficoltà con le donne, poiché vessato dalla classica madre asfissiante, invadente, così morbosamente attaccata al figlio da ostacolarne poi la crescita emotiva.

Ancora vergine a quasi trent’anni. Insicuro. Nevrotico. In balia di rapporti famigliari per niente bilanciati. Brillante nello studio ma sfiduciato riguardo alle possibilità di carriera.
Impersonato con notevole talento da Filip Đurić, il protagonista di questo agrodolce racconto cinematografico verrebbe presto etichettato come “mammone”, almeno in Italia. Giocando abilmente con complessi edipici e stereotipi, il regista serbo ha saputo invece andare oltre la facciata, rappresentando con mordace ironia le tante difficoltà esistenziali di Dejan ma suggerendogli anche una possibile via di fuga; quella irriducibile volontà di riscatto, destinata a trovare nella non meno sconclusionata Kaća un’ideale “partner in crime”. Tutto ciò senza indulgere in sentimentalismi forzati, ma mettendo in scena un sincero e disperato desiderio di amare da parte di entrambi.

Nel fare l’equilibrista tra humour corrosivo ed affetti, Marko Đorđević ha saputo intanto regalarci qualche irresistibile epifania, su tutte quella dello sfacciato sensitivo, armato di previsioni astrologiche e fondi di caffè, che per primo saprà puntare l’indice sullo squilibrato rapporto tra Dejan e la madre. Alcuni tragicomici siparietti fanno del resto da contrappunto all’incipit del racconto. Fortunatamente, però, non ci si ferma alla farsa. L’attrazione tra Dejan e Kaća cresce strada facendo, in parallelo col faticoso tentativo dell’inesperto protagonista di affrancarsi dal controllo materno. E come a sublimare l’ansia di fondo, la sua stessa ansia, saranno alcuni memorabili piani sequenza a guidare lo spettatore verso il fatidico momento in cui quel giovane uomo, fino ad allora tanto inibito, riuscirà infine a rompere il ghiaccio e saggiare così i reali sentimenti della ragazza.

Stefano Coccia

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