Miele

0
8.0 Awesome
  • voto 8

Tra la vita e la morte

Prendete una delle attrici più importanti del panorama italiano, Valeria Golino, datele una macchina da presa ed avrete Miele come risultato. Miele è il lungometraggio d’esordio come regista per la Golino che decide di mettersi in mostra anche da dietro la macchina da presa. Un film molto bello che tratta un tema molto delicato che, ancora oggi, è un tema che crea costanti dibattiti a livello politico e sociale. Irene (Jasmine Trinca) è una donna di trent’anni che ha un incarico piuttosto difficile. Ella si occupa del suicidio assistito, accompagna le persone stanche di vivere a causa di problematiche varie verso la porta del paradiso. Irene usa un nome fittizio per compiere tali atti. Si fa chiamare Miele. Il nome è un richiamo per quel senso di dolcezza che prova a far provare ai suoi pazienti prima di spingerli alla morte. Per tali operazioni, la ragazza usa dei barbiturici proibiti in Italia che lei acquista con dei costanti viaggi fino in Messico. L’incarico non è dei migliori, ma per lo meno le consente di vivere e lei dimostra di sentirsi molto sicura in ciò che fa. Irene tenta di avere una vita normale; si vede con Stefano (Vinicio Marchioni) un uomo che tradisce la moglie per stare con lei, anche se non si può definire una vera e propria relazione. Le cose vanno avanti per Miele fino al giorno in cui non gli comunicano un nuovo paziente per il suicidio assistito. La donna fa così la conoscenza dell’ingegner Carlo Grimaldi (Carlo Cecchi), un uomo settantenne che ha perso anch’egli la voglia di vivere. Irene spiega all’ingegnere tutta la procedura, ma quando scopre che l’ingegner Grimaldi non ha alcuna patologia grave ma vuole solo farla finita perché -a detta dello stesso – ha finito di vivere la sua vita, ella va su tutte le furie perché non si tratta più di suicidio assistito ma di omicidio. Tuttavia, tra Irene e l’ignegner Grimaldi nascerà un rapporto fatto di affetto e stima reciproca. I due creeranno uno speciale rapporto di tipo padre/figlia invidiabile che li legherà molto. L’ignegner Grimaldi si affeziona tantissimo alla ragazza, tanto da vedere in lei la figlia che non ha mai avuto. I dialoghi tra i due sono meravigliosi perché sottolineano un profondo legame d’affetto pur se le differenze culturali e sociali sono evidenti. Il castello di carte sul quale Miele/Irene aveva condotto la sua esistenza, inizia a vacillare. Lei decide di voler smettere con il suicidio assistito e di iniziare a vivere; viene abbandonata da Stefano dopo che egli ha scoperto le multiple bugia raccontategli da lei. E infine l’ingegner Grimaldi deciderà di farla finita a modo suo in maniera plateale lasciando la donna sola e triste. In tutto questo però, il film si conclude con Irene che, nonostante tutto, trova una nuova speranza per cui iniziare a vivere la sua vita.
Miele è un film bellissimo. Valeria Golino riesce sottotraccia a portare alla luce un tema molto delicato quale è quello del suicidio assistito. Il film scritto da lei è una vera avventura dentro le emozioni di una ragazza di trent’anno che vive una doppia vita. Un po’ come il personaggio di Neo in Matrix. Jasmine Trinca regala al suo personaggio un aspetto divino, rendendola bellissima, intelligente e anche un po’ indifesa. Il pubblico si affeziona a Irene perché vede in lei una donna sola con se stessa compiere atti che intaccherebbero anche l’anima più forte. Qualche critico, ha deciso di rivedere in Miele il personaggio di Lisbeth Salander della saga Millenium, e in effetti ci sono spunti interessanti da cui prendere nota, su tutti, il rapporto tra lei e Grimaldi, simile a quello tra la Salander e il giornalista Blomkvist. Il film sfugge dalle trappole politiche e religiose che riguardano il tema trattato e offre allo spettatore una visione soggettiva di un argomento tanto delicato quanto importante. Un film che permette di guardare in faccia la morte in maniera semplice e diretta nella sua crudezza. Spicca anche l’ottima interpretazione di Carlo Cecchi, attore più dedito al teatro che al cinema. Cecchi in Miele lavora sul suo personaggio in maniera fantastico dando quella sensazione di rivedere sullo schermo il proprio nonno; un nonno di tutti. Lo spettatore tifa per Cecchi, pensa che abbia finalmente trovato il qualcosa per cui vivere, ma purtroppo non sarà così e lascerà lo spettatore con tanta tristezza per la sorte del suo personaggio. Miele è un lavoro d’altri tempi, esordio positivissimo per la Golino come direttrice della macchina da presa. Lavora molto sui primi piani dei personaggi durante i loro splendidi dialoghi, facendone evincere ogni sentimento ed emozione per poi trasmetterla allo spettatore in sala che rimane fulminato dalla bellezza di Jasmine Trinca e dagli sguardi fulminanti di uno scettico, poi sempre più amorevole, Carlo Cecchi. Un lavoro sensazionale. Il film è stato presentato al Festival di Cannes del 2013 nella sezione Un Certain Regard, ottenendo applausi e plausi dalla critica italiana ed internazionale.

Stefano Berardo

Leave A Reply

17 + dieci =