Lovemilla

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Ti rubo il cuore

Chi ha una conoscenza più o meno approfondita della poliedrica e multiforme cinematografia finlandese saprà benissimo cosa è capace di partorire e fin dove è in grado di spingersi quando le viene concessa la possibilità di esprimersi a briglie sciolte. L’imprevedibilità è, dunque, il carattere dominante. Di riflesso è possibile imbattersi in opere diverse fra loro, ma accomunate dalla stessa anarchica libertà creativa che ha dato origine negli anni a titoli che si fatica a dimenticare: dalle opere camaleontiche di maestri del passato del calibro di Rauni Mollberg, Matti Kassila, Mauritz Stiller e Gustaf Molander, alle commedie surreali e poetiche di Aki Kaurismäki, dai drammi a sfondo sociale di Klaus Härö ai prodotti più popolari di Harri J. Rantala o variegati e plutipremiati di Aleksi Salmenperä. Senza dimenticare, ovviamente, chi come Jalmari Helander o Renny Harlin che hanno dovuto e voluto rinunciare alla suddetta libertà, perchè ammaliati dal richiamo irresistibile delle sirene a stelle e strisce che hanno finito con l’ingabbiarne la creatività nei recinti delle ferree regole produttive. E poi c’è chi come Timo Vuorensola, con film come Iron Sky (e imminente sequel) e Star Wreck: In the Pirkinning, ha letteralmente conquistato le platee grazie a spassose commedie fantascientifiche in salsa parodistica. Sulle stesse frequenze creative di quest’ultimo (anche se non con i medesimi risultati), prive di qualsiasi schema e all’insegna di forti dosi di irrefrenabile follia immaginifica, viaggia anche il connazionale Teemu Nikki, del quale abbiamo avuto la possibilità di apprezzare il divertentissimo e strabordante Lovemilla, in occasione del passaggio sugli schermi della 36esima edizione del Fantafestival.
Lovemilla, del quale esiste anche una serie per il piccolo schermo di una settantina di episodi, racconta della difficile love story tra Aimo e Milla. I due vivono insieme nella casa dei genitori di lei, che sono alcolisti e per di più zombie. Stanno cercando di mettere via abbastanza soldi per andarsene da lì. A causa della sua mancanza di autostima, Aimo spreca tutti i loro risparmi per pomparsi i muscoli. Siccome il normale body building non è abbastanza soddisfacente, Aimo si trasforma in un robot. A Milla non piace il nuovo Robot Aimo e lo lascia. Ad Aimo si spezza il cuore e questo lo porta a farsi sostituire il cuore con un organo metallico, uno che non lo faccia soffrire. Milla decide di rubare il cuore di Aimo: dopotutto, una donna ha bisogno del cuore di un uomo.
Quello firmato dal regista e sceneggiatore finlandese è un frullato di generi e citazioni (una su tutte la spiegazione con un tovagliolo di come sia possibile viaggiare nel tempo che richiama alla mente quella di Interstellar), che mescola i toni della commedia sentimentale decisamente sopra le righe, con tutta una serie di ingredienti provenienti dalla fantascienza (protesi meccaniche per potenziare, macchine del tempo e per il teletrasporto), dal fumetto (improbabili supereroi), dal musical (il siparietto del trasloco nel nuovo fatiscente appartamento, con tanto di fatina queer e bacchetta magica a guidare le operazioni) e dall’horror (zombie e creature mostruose come un panda gigante geneticamente modificato). Il risultato è un cocktail delirante e alcolico, che fa dell’incontenibile getto di trovate narrative l’arma di piacere di massa. Il tutto si riversa in uno script che, drammaturgicamente parlando, fa un po’ di fatica a contenere tutto, per cui quando lo spettatore non è occupato a ridere di gusto davanti a certe situazioni e battute (uno su tutte il faccia a faccia nel vicolo tra il fantomatico untore e due detective poco credibili), le crepe non faticano a palesarsi. Ma il divertimento è tanto, così come le risate che ne scaturiscono, tanto da coprirle in più di un’occasione. E il merito è soprattutto della galleria di personaggi folli e improbabili con la quale Nikki costruisce e anima una storia che parla d’amore e della sua fragilità, dei legami familiari e della crisi economica, ma anche di amicizia.

Francesco Del Grosso

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