Njinga

0
6.5 Awesome
  • voto 6.5

L’invincibile amazzone

Aspetto tristemente noto: se non esistessero le rassegne festivaliere, in Italia il cinema africano sarebbe in pratica del tutto sconosciuto, al pari di un oggetto volante non identificato. A colmare, sia pure in piccola parte, tale lacuna, il RomAfrica Film Festival 2016 – evento giunto alla sua seconda edizione – propone uno sguardo a trecentosessanta gradi sul cinema del continente nero, recuperando anche opere di qualche anno addietro. Questo è il caso dell’angolano Njinga di Sérgio Graciano, datato 2013, clamoroso successo in patria tanto da generare persino una serie televisiva. Il motivo è facilmente intuibile, visto che il film rappresenta una sorta di biopic su un figura femminile – quella del titolo – che è stata un’autentica eroina della lotta per l’indipendenza del paese africano nel sedicesimo secolo, quando i tentacoli dell’occupazione portoghese si affacciavano sul regno tribale denominato Ndongo, per il quale la stessa Njinga combatteva con straordinario impeto e coraggio in quanto figlia del sovrano.
Vale quindi la pena inquadrare il lungometraggio di Sérgio Graciano come film d’intrattenimento di genere avventuroso, affresco popolare basato su una figura di riferimento con la quale la platea avrà gioco facile ad immedesimarsi. Tralasciando un giudizio meramente critico su una regia certamente oltre gli standard della sufficienza in generale ma decisamente poco spettacolare e ripetitiva nelle sequenze di battaglia che dovrebbero costituire il cuore pulsante dell’opera, ciò che stupisce – almeno allo sguardo di noi “ignoranti” europei – è la scelta di portare agli onori del simbolico proscenio una figura femminile del tutto in anticipo sui tempi. Sorge spontaneo un raffronto con il cinema italiano e la propria storica “insofferenza” a mettere al centro di pellicole di genere protagoniste femminili. Nel caso di Njinga il personaggio principale non solo combatte eroicamente, ma si comporta anche con acume diplomatico notevolissimo quando si ha la necessità di dover trattare con l’occupante portoghese, dimostrando un’abilità tattica davvero a tutto tondo. Autentica mater familias, Njinga è una donna pienamente in grado di gestire il potere in ogni sua, anche minima, sfaccettatura. Ed è questo il principale merito del film di Sérgio Graciano: l’aver realizzato un’opera semplicemente e sinceramente femminista, per di più di ambientazione remota rispetto ai tempi in cui viviamo. Capace di far sentire un po’ retrogradi tutti coloro che, più o meno convinti assertori della parità dei diritti, si crogiolano in una società dove sono sempre gli uomini a dettare le regole del gioco. Discorso utile a comprendere lo stato effettivo delle cose nonché ulteriore testimonianza, semmai ce ne fosse ancora bisogno, di quanto sia ingiusto che la Settima Arte operi discriminazioni di tipo economico-commerciale a danno di cinematografie a torto considerate secondarie ma che in realtà si dimostrano assai più al passo con i tempi rispetto a quelle che si frequentano abitualmente. Anche solo per i motivi appena enunciati un film come Njinga sarebbe meritevole, al di là dei propri intrinseci difetti, di una visione quantomai attenta anche da parte dei non addetti ai lavori.
E tutto ciò costituirebbe già da solo un riconoscimento “progressista” di affatto secondaria importanza…

Daniele De Angelis

Leave A Reply

12 − sette =