Le stagioni di Louise

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8.5 Awesome
  • voto 8.5

Il mare d’inverno     

Una nota località balneare, affollata in estate, deserta in inverno. Una tenera vecchina  con la sua solitudine, i suoi sogni ed i suoi ricordi di gioventù. La vita in un luogo deserto, dove la civiltà umana sembra solo un lontano ricordo. Stiamo parlando di Le stagioni di Louise (Louise en hiver il titolo originale) ultima fatica del maestro dell’animazione francese Jean-François Laguionie, presentata in Selezione Ufficiale – in collaborazione con Alice nella Città – all’11° Festa del Cinema di Roma.
Siamo a Biligen. L’estate, ormai, volge al termine ed i bagnanti si accingono a lasciare la città per tornare a casa. Tra di essi vi è Louise, simpatica vecchietta solita passare le sue giornate estive in spiaggia scrivendo il suo diario ed osservando le persone che la circondano. L’ultimo treno della stagione sta per partire: ormai è tempo di tornare a casa. Louise, però, purtroppo non riesce a raggiungere la stazione in tempo. Non le resta, ormai, che aspettare che qualcuno venga a cercarla per riportarla a casa. Nel frattempo, però, dovrà organizzarsi al meglio per affrontare le ormai prossime giornate invernali.
Un vecchio album di cartoline appare, imponente, sul grande schermo. Vecchie fotografie ed immagini rimandanti i mesi estivi si susseguono, man mano che le pagine vengono sfogliate. Ed ecco che, come per magia, entrando dentro una vecchia cartolina proveniente da Biligen, ci troviamo su di una spiaggia affollata, dove la gente sta quasi a ricordare il celebre quadro di Picasso Le bagnanti a Biarritz d’estate. Colori tenui, delicati ma curati fondali – realizzati con la tecnica dell’acquerello e dei pastelli su carta – più che silenti spettatori diventano quasi co-protagonisti di questo ultimo lungometraggio di Laguionie. L’anziana Louise passeggia, di notte, lungo il viale deserto, ricordando le persone incontrate nei mesi estivi – ed ecco che ci troviamo in Sera sul viale Carl Johann di Edvard Munch. Di notte, magicamente, in seguito all’alta marea, il letto di Louise inizia a fluttuare tra le onde del mare. Siamo in un quadro di Magritte, nel momento in cui un uomo con la bombetta le rivolge un cenno di saluto, così come vediamo Salvador Dalì quando, nel giro di pochi secondi, le case – anch’esse fluttuanti tra le onde – diventano degli enormi orologi. Eppure, Louise en hiver ha una sua marcata identità, che lo rende un lungometraggio prezioso e quasi unico nel suo genere, oltre che un’ulteriore conferma del grande valore artistico del cinema di animazione francese.
Sono il tempo e la memoria i veri protagonisti di questo ultimo lavoro di Laguionie, i quali, insieme ad una profonda riflessione sulla vita, sulla morte e sul diventare vecchi, prendono forma da un profondo flusso di coscienza che – con la voce di Dominique Frot – ci accompagna per tutto il lungometraggio e viene interrotto solo sporadicamente da poche battute pronunciate da Tom – lo scheletro, appeso ad un albero, di un soldato morto durante la guerra (facente parte dei ricordi di infanzia della protagonista) – e da Pepper, vecchio cane randagio, unica compagnia di Louise durante i mesi invernali.
Forte è la componente onirica, la quale sta a regalare al tutto un certo tocco di surrealismo che ben si sposa con il resto della messa in scena. Ciò che rimane – al termine della visione – è un raro senso di pace e tranquillità, come se noi stessi – insieme a Louise – avessimo iniziato a considerare la nostra stessa vita in un’ottica diversa.
Louise en hiver, dunque, si è rivelato – secondo le aspettative – un prodotto particolarmente delicato e raffinato, dal grande valore artistico, ulteriore dimostrazione del talento di Laguionie, che, insieme ad autori come Rémy Chayé (Tout eh haut du monde), Stéphane Aubier, Vincent Patar e Benjamin Renner (Ernest e Celestine) ed il duo Alain Gagnol e Jean-Loup Felicioli (Un gatto a Parigi) ha fatto sì che la Francia sia attualmente uno dei paesi europei maggiormente produttivi ed attenti alla qualità nell’ambito del cinema di animazione.

Marina Pavido

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