I Fantasmi d’Ismael

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

La donna che visse due volte

L’amore del passato, l’amore del presente. Presenze che non se ne sono mai andate del tutto, ma un futuro a cui pensare. E poi, non per ultimo, il Cinema. Il cinema che sembra riuscire a catturare ogni istante della nostra vita ed ogni nostro segreto. Il cinema le cui storie sembrano correre in parallelo alla nostra stessa esistenza. Questo è, di fatto, ciò che il celebre cineasta francese Arnaud Desplachin ha voluto mettere in scena con la sua ultima fatica: Les fantômes d’Ismaël (per l’uscita italiana I Fantasmi d’Ismael), presentato Fuori Concorso alla 70° edizione del Festival di Cannes, nonché film d’apertura della manifestazione stessa.
Ismaël è un affermato regista. Quando era poco più che ventenne è stato abbandonato dalla giovane moglie, figlia di un suo caro amico, anch’egli stimato cineasta. Tale mancanza ha lasciato il segno, anche a distanza di molti anni. La vita dell’uomo, però, sembra prendere la piega giusta in seguito all’incontro con la bella ed intelligente Sylvia, che diventerà la sua nuova compagna. Quando tutto sembra andare per il meglio, però, ecco che la prima moglie, ormai data ufficialmente per dispersa, torna improvvisamente nella vita di Ismaël, rompendo qualsiasi equilibrio costruitosi.
Le vicende del protagonista e della sua prima moglie corrono in parallelo con un’altra storia: quella del fratello di Ismaël stesso, agente segreto che, a causa del suo lavoro, non fa che sparire e ricomparire in luoghi e situazioni impensabili. La storia, questa, dell’ultimo lungometraggio al quale il protagonista sta lavorando.
Ed ecco che le cose si fanno complesse. Non sono più due livelli – passato e presente – ad intersecarsi, ma addirittura tre, dal momento che anche la storia immaginaria del fratello-agente segreto sembra occupare uno spazio sempre più importante all’interno della narrazione stessa, dando vita, così, ad un interessante discorso sul cinema, sulla commedia umana e sulla messa in scena che si fonde con la realtà, che, però, a causa dei troppi elementi tirati in ballo, tende ogni tanto a perdersi, per poi, tuttavia, ritrovare immediatamente il filo del discorso. Particolarmente d’impatto, a tal proposito, il momento in cui Ismaël, in piena crisi creativa e personale, illustra al produttore il suo progetto, con un telo bianco sullo sfondo, surrogato dello schermo cinematografico.
Per quanto riguarda la figura della “donna che visse due volte”, prima moglie del protagonista, quale scelta migliore di un’interprete affascinante, ma anche eccezionalmente talentuosa come Marion Cotillard? Ad una donna così non può che far fronte, dall’altro canto, una altrettanto bella e dotata artista del calibro di Charlotte Gainsbourg. E così, nel momento in cui le due donne, dopo essersi incontrate, inizieranno una forzata convivenza e, durante la loro prima, vera conversazione si instaurerà un sottile gioco di sguardi unito a parole di convenienza, ci troviamo davanti alla più grande prova attoriale di tutto il lungometraggio. Momento, questo, in cui le due interpreti riescono con la loro bravura a mettere in ombra l’intero cast, sebbene sia composto da altrettanti artisti di tutto rispetto.
Un’ulteriore conferma del talento di Desplechin e della sua grande abilità nel mettere in scena le crisi personali, questo Les fantômes d’Ismaël, interessante nella struttura, talvolta rischiosa ma mai così tanto da minacciare la reale riuscita del film stesso. Ed all’interno di un concorso che, in linea di massima, non ha convinto proprio tutti, questo ultimo lungometraggio del cineasta francese si è rivelato un’apertura più che dignitosa. E poi, diciamolo pure, quanto ci piace parlare e sentir parlare di cinema!

Marina Pavido

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