Le sel des larmes

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

L’uomo che amava le donne

Non si può non voler bene a un cineasta del calibro di Philippe Garrel. Così come non si può non attendere con trepidante attesa ogni suo nuovo lungometraggio. Persino quando lo stesso ripercorre gli stessi temi trattati più e più volte in passato. Non stupisce, dunque, che uno dei lavori maggiormente attesi alla 70° edizione del Festival di Berlino sia proprio Le sel des larmes, la sua ultima fatica. E se, anche nel presente lavoro, ciò che viene messo in scena sono principalmente le relazioni amorose (quelle sofferte, complicate, fatte di menzogne, ma anche di momenti di estrema tenerezza in cui a emergere è un disperato bisogno di essere amati), il regista riesce comunque a rapirci e a stupirci come solo lui è in grado di fare.

È in un ricercatissimo bianco e nero, dunque, che vengono messe in scena le vicende del giovane Luc, un ragazzo originario di un piccolo paese di provincia, il quale si reca a Parigi al fine di sostenere i test di ammissione a un’importante scuola per ebanisti. Qui, il ragazzo, fa la conoscenza della dolce e timida Djamila, la quale, già dopo i primi giorni di frequentazione, scopre di essere perdutamente innamorata di lui. Ma sarà davvero corrisposto questo suo sentimento? E, soprattutto, sarà davvero in grado il nostro Luc di iniziare una relazione amorosa e di assumersi tutte le responsabilità che la stessa presuppone?
Con un focus sull’incapacità di amare, il nostro Luc si fa, dunque, immediatamente anti-eroe truffautiano per antonomasia. Una figura, la presente, particolarmente amata da Philippe Garrel, che continua a ricorrere nel suo cinema, per una serie di triangoli amorosi, tradimenti e sofferenze raccontate con una lievità di fondo – ottenuta, sovente e come tradizione vuole, anche grazie a una voce fuori campo – tipica della Nouvelle Vague e, nello specifico, proprio del cinema del grande François Truffaut. Ma Garrel, dal canto suo, quale ultimo vero autore post nouvellevaguista (se non si prendono in considerazione i lungometraggi realizzati da suo figlio Louis, a cui lo stesso, peraltro, ha collaborato), ha comunque saputo dar vita a un proprio “marchio di fabbrica”, giocando, ogni volta, con tematiche simili, ma conferendo, allo stesso tempo, a ogni suo film una propria, marcata personalità.
Stesso discorso vale, dunque, anche per il presente Le sel des larmes, realizzato poco più di due anni dopo L’amant d’un jour (2017), dove Garrel, pur empatizzando sotto molti aspetti con il giovane protagonista, non prende mai le sue parti, ma, al contrario, lo condanna a un’eterna infelicità, prigioniero soltanto di sé stesso. E la tal cosa viene fatta, tuttavia, in modo mai giudicante, mai “definitivo”, ma, al contrario, con fare quasi paterno (particolarmente di rilievo, a tal proposito, proprio la figura del padre del protagonista). Garrel, di fatto, vuole bene a questo suo confuso e immaturo Luc. E, finché può, sembra volergli indicare quale sia la strada giusta da seguire. Il resto, però, va fatto da sé.
Ed ecco che, pian piano, questo Le sel des larmes diviene quasi una sorta di “tardivo” romanzo di formazione, per un percorso – quello del nostro eroe e anti eroe allo stesso tempo – che sembra essere molto più impervio e tortuoso di quanto inizialmente si sarebbe potuto immaginare. Ma non è, dunque, tipico del cinema di Garrel questo scetticismo di base riguardante le relazioni interpersonali, che, unito a un disperato bisogno di amore, continua ad alimentarsi e a sgonfiarsi come un palloncino, in un eterno circolo vizioso? Per fortuna, di quando in quando, vi sono anche dei lieti fine. E quando Garrel ce li regala, fanno davvero bene al cuore e allo spirito. Sarà, forse, anche questo il caso del nostro Luc? La cosa, ovviamente, non verrà svelata in questa sede. Fatto sta che, in un modo o nell’altro, qualche colpo di scena qua e là sta a rendere il presente Le sel des larmes un film mai banale o scontato e, a tratti, davvero sorprendente.

Marina Pavido

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