Lourdes

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Una storia, tante storie

Lourdes è ormai da molto e molto tempo una della mete di pellegrinaggio preferite da credenti, malati e persone che, in un modo o nell’altro, hanno bisogno di trovare sé stesse. Su questo importante santuario e sulla sua storia sono stati girati, nel corso degli anni, numerosi film e reportage. Impossibile non pensare, tra gli altri, al celebre Bernadette (1943), per la regia di Henry King, grazie al quale Jennifer Jones ha vinto il Premio Oscar alla Miglior Attrice Protagonista. Così come, facendo un bel salto avanti nel tempo, allo stesso Lourdes, realizzato nel 2009 da Jessica Hausner, con una forte impronta critica al proprio interno. Eppure, malgrado l’enorme impatto che una realtà del genere ha avuto in tutto il mondo, fatta eccezione per alcuni reportage televisivi, fino a poco tempo fa non era ancora stato realizzato alcun documentario riguardante proprio questo amatissimo santuario. Solo fino a poco tempo fa, però. Perché, di fatto, desiderosi di mostrare al pubblico di tutto il mondo questa interessante realtà e di concentrarsi, nello specifico, su determinate storie e persone e sulle motivazioni che hanno spinto ognuno di loro a recarsi in pellegrinaggio, i documentaristi francesi Thierry Demazière e Alban Teurlai hanno dato vita a Lourdes, appunto, un documentario che già ha avuto un enorme successo in patria e che anche in Italia arriverà finalmente sul grande schermo – come evento speciale – il 24, 25 e 26 febbraio.

Un uomo di mezza età affetto da paralisi, una signora novantacinquenne con una mente ancora assai lucida, una ragazzina affetta da una rara malattia che viene bullizzata dai suoi compagni di scuola. E ancora un padre recatosi a Lourdes insieme al figlioletto malato. Questi sono soltanto alcuni dei numerosi pellegrini su cui la macchina da presa di Demazière e Teurlai si è concentrata, dando vita a un lavoro, il presente Lourdes, in cui la parola è lasciata esclusivamente alle immagini: non vi sono didascalie, non sentiamo le voci dei registi interagire con i personaggi durante le interviste. Quello a cui assistiamo è la semplice quotidianità delle persone, le loro sofferenze, le loro speranze, il loro intimo. Vicino a loro, gli infaticabili assistenti e infermieri che ogni giorno li seguono in questo loro speciale percorso.
Fatta eccezione per qualche sporadica panoramica atta a mostrarci l’elevatissimo numero di fedeli che ogni anno si reca presso il santuario, la macchina da presa – usata quasi esclusivamente a mano – si dedica costantemente a inquadrature ravvicinate di ogni singolo personaggio. Inquadrature talmente ravvicinate da trasportarci in una dimensione assai più intima e personale di quanto siamo soliti vedere in qualsiasi altro documentario. Ed ecco che anche lo spettatore, fin dall’inizio, entra fin subito a far parte di questo mondo, a comprenderlo appieno e a empatizzare il più possibile con tutti i suoi protagonisti.
L’approccio registico adottato in Lourdes risulta, di fatto, particolarmente efficace nel comunicare il vero spirito di un posto. Demazière e Teurlai, dal canto loro, hanno preferito semplicemente lasciarsi guidare dalle storie, lasciarsi trasportare, di volta in volta, in un mondo, in un universo diverso. Il mondo di ognuno dei singoli pellegrini, ognuno dei quali ha, a sua volta, tanto e tanto da raccontare e da insegnare. Tutto questo è presente in Lourdes. Una vera e propria perla proveniente direttamente dalla Francia. Un viaggio in un mondo di cui tanto spesso abbiamo sentito parlare, ma che, di fatto, non abbiamo mai (o quasi) avuto modo di conoscere da vicino.

Marina Pavido

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