Le leggi del desiderio

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5.5 Awesome
  • voto 5.5

Una buona idea, sprecata!

Attento a ciò che desideri perché potrebbe avverarsi”. E’ il motto di Giovanni Canton, il nuovo personaggio con cui Silvio Muccino ritorna al cinema come regista e interprete di Le leggi del desiderio.  Giovanni Canton è un carismatico trainer motivazionale che, per dimostrare ai suoi detrattori la veridicità delle sue teorie, organizza un concorso: tre persone saranno guidate dal life-coach per sei mesi e in questo arco di tempo realizzeranno il proprio sogno. Canton non sa che sarà la sua vita a cambiare.
Un life coach, un figlio fortunato della crisi, che si propone quale soluzione. Ed è una figura che il nostro cinema non ha mai trattato” dice Silvio Muccino. Il tema del film è molto forte, avrebbe potuto dare grandi risultati. Questo condizionale non è casuale perché, sebbene la pellicola vanti un inizio grintoso, la melassa d’amore puro non tarda a frenare il progetto, dopo la prima metà del film. Ma andiamo per ordine: i tre selezionati sono un sessantenne disoccupato in cerca di impiego, una cinquantenne segretaria in Vaticano con la passione per la scrittura di romanzi soft porn, e una trentenne editor e amante del suo capo, che guarda caso è anche lo sponsor del concorso.  L’evoluzione di questi personaggi è interessante, ben raccontata e anche interpretata da Maurizio Mattioli, Carla Signoris e Nicole Grimaudo, con qualche piccola riserva su quest’ultima. Anche la scelta fotografica e delle colonne sonore vanta i suoi pregi e l’unica nota davvero stonata è Silvio Muccino, un ragazzo dagli occhi dolci che vuole parlare d’amore anche quando non serve. È un vero peccato e forse un’occasione sprecata. Giovanni Canton scopre di dover abbandonare la propria corazza e che forse le sue motivazioni non sono poi così forti; a questo punto, tutti si amano e si abbracciano passionalmente, come era ovvio che andasse a finire. Fa davvero pensare che il cinema italiano abbia sempre bisogno di “pane, amore e fantasia”, rivelando una società forse in carenza d’affetto e assuefatta dal talk show “De Filippiano”.
Volevo fare una commedia romantica ma mi mancava un radicamento nella realtà, un giorno Carla Vangelista mi ha mostrato un video di Anthony Robbins, life coach che ha lavorato con Bill Clinton e Donald Trump, e mi ha detto ‘questo è il tuo prossimo personaggio’ ” dice Muccino, che non si è accorto di aver trovato un pretesto più forte della sua idea iniziale e l’inversione delle parti ha trascinato a picco la nave. “Con Carla siamo partiti da questo personaggio e anche da una domanda: dove finisce la maschera e dove comincia la sincerità, la vita vera? Volevo fare un film positivo, pieno di speranza. Io la speranza la vedo solo nei sentimenti” dice Muccino con occhi languidi, perché forse lui un bravo ragazzo lo è davvero, ciò non toglie che un cambiamento di rotta potrebbe significare una crescita artistica sia per lui, che per il cinema italiano perché “film buono”, non è sinonimo di “buon film”.

Federica Bello

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