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Le città di pianura

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VOTO: 7,5

Il bicchiere della staffa

Tra l’anteprima mondiale alla 78esima edizione del Festival di Cannes nella sezione “Un Certain Regard” e l’uscita nei cinema nostrani il 2 ottobre 2025 con Lucky Red, preceduta da un antipasto in alcune sale del Triveneto a partire dal 25 settembre, Le città di pianura di Francesco Sossai ha avuto modo di continuare a mostrare le sue indubbie qualità in altre prestigiose kermesse d’oltreoceano come quelle di New York, Busan e Toronto. Merito di una pellicola, scritta a quattro mani dal regista bellunese con Adriano Candiago, che ha la veste nostalgica del road movie dei bei tempi che furono e quel taste inconfondibile di anni Novanta che resta a lungo nel palato e nella retina di coloro che decidono di assaggiarlo.
Riavvolgendo le lancette dell’orologio è proprio lì che Sossai, con la complicità della fotografia desaturata e piena di grana di Massimiliano Kuveiller, ha deciso di tornare per aggiungere nuovi personaggi alla sua galleria di esseri al margine e sconfitti dalla società, inaugurata con l’esordio dal titolo Altri cannibali. Ancora una volta ci porta al seguito di due esistenze che si confrontano con l’impossibilità di scappare dalle loro vite in una remota valle divorata da città industriali. Come loro anche i protagonisti di quest’opera seconda rimpiangono il passato, schiacciati da un presente anonimo e sbiadito che non promette nulla di buono e in cui gli operai vengono sfruttati per tutto il tempo, per poi essere congedati con estrema ipocrisia. Quei due sono Carlobianchi e Doriano, spiantati cinquantenni, che hanno un’ossessione come unico antidoto al sonno della provincia: andare a bere l’ultimo bicchiere. Una notte, vagando in macchina da un bar all’altro, si imbattono per caso in Giulio, un timido studente di architettura: l’incontro con questi due improbabili mentori trasformerà profondamente Giulio nel suo modo di vedere il mondo e l’amore, e di immaginare il futuro.
Un veneto rurale fa da cornice a questo tour etilico che ricorda da una parte One For The Road di Markus Goller e Un altro giro di Thomas Vinterberberg dall’altra. Ma in realtà la pellicola di Sossai, nel cui DNA e suo nel cuore pulsante scorre lo humour pungente e affilato della commedia amara, sembra un cocktail del cinema wendersiano di Nel corso del tempo, dei tempi di che furono de I vitelloni piuttosto che de Il sorpasso delle atmosfere di Carlo Mazzacurati, dello spirito indie di uno Jarmush, oltre che della galleria di personaggi di Kaurismaki. Intrecci, dinamiche e figure che le animano sembrano infatti il frutto della combinazione di tali reference, dalle quali l’autore ha attinto per dare forma e sostanza a un suo racconto on the road sui temi della disillusione, dell’amicizia e anche della ricerca di sé. A bordo salgono un duo efficacissimo come quello formato da Sergio Romano e Pierpaolo Capovilla, al quale si va km percorrendo ad aggiungere un sempre più versatile Filippo Scotti nei panni di un giovane studente in cerca di un posto nel mondo e nel cuore di qualcuna. Ad accompagnare e a scandire il tutto il ritmo lento e girovago di una ballata che porta la firma di Krano, musicista che lavora sulla contaminazione tra country e musica tradizionale veneta per donare al film una colonna sonora che calza davvero a pennello.

Francesco Del Grosso

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