In bilico tra est e ovest, l’affascinante esperienza artistica (e umana) di Alzek Misheff
L’Indiecinema Film Festival, che seguiamo in qualità di media partner, ama trasformarsi occasionalmente in un corso di Storia dell’Arte, Dopo Nado di Domenico Farina, incentrato sulla straordinaria parabola esistenziale ed artistica dello scultore Nado Canuti, un nuovo film “a tema” verrà proiettato giovedì 2 ottobre 2025 (ore 21) presso il Circolo ARCI Arcobaleno (Via Pullino 1) alla Garbatella, Roma: trattasi di un altro documentario in concorso, Flying with Fins di Maria Averina, dedicato invece al bulgaro Alzek Misheff.
Scorriamone insieme la sinossi: dipinti, performance, esperimenti, musica elettronica che risuona negli spazi di due vecchie case in una piccola città italiana, conversazioni accese sull’arte contemporanea, incontri toccanti con le persone e i luoghi più cari in Bulgaria dopo 50 anni di assenza. Flying with Fins è un’opera sulla costante ricerca di significato nell’arte e nella vita. Alzek Misheff, artista – ribelle e sperimentatore – ci conduce in questo viaggio filosofico ed estetico attraverso il tempo, lo spazio e le idee.
Il documentario, selezionato per la quarta edizione di Indiecinema Film Festival, fa insomma il punto sull’esistenza movimentata di un artista bulgaro mai omologato, sempre pronto alla rottura, sia sotto il profilo estetico che dal punto di vista delle vicende biografiche: nel film si racconta anche, infatti, la sua rocambolesca fuga dal “blocco orientale”, quando la Bulgaria era sotto il giogo del regime comunista, per raggiungere la nostra nazione dove tuttora vive. Il racconto si snoda quindi tra Acqui Terme e Plodvid, tra l’Italia e quel paese d’origine riabbracciato dopo svariati anni. A farsi apprezzare sono anche la leggerezza e la sottile ironia del protagonista, nel rievocare tali trascorsi.
Colta, sensibile, l’autrice Maria Averina accompagna il protagonista in questo percorso che non è solo “memorialistico”, ma anche “performativo”, inquadrandone l’esperienza artistica in continuo divenire senza mai perdere di vista il dato umano, il contesto, i differenti luoghi attraversati. Ne scaturisce a livello registico una regia fluida, in cui il montaggio stesso finisce per essere raccordo efficace tra presente e passato.
Giancarlo Marmitta









