Eros & Thanatos, a distanza di 30 anni, con rinnovato vigore!
Davvero fortunati quegli spettatori che, il 13 ottobre 2024, avevano potuto celebrare il 30° anniversario di Dellamorte Dellamore al Cinema Troisi di Roma, in compagnia di Rupert Everett, di Anna Falchi e di altri magnifici ospiti. Spumeggiante l’incontro moderato da Francesco Alò, imperdibile la possibilità di vedere (o rivedere) sul grande schermo uno dei film che hanno maggiormente segnato l’immaginario orrorifico degli anni ’90.
Guarda caso, il resoconto per immagini di quella serata è tra i piatti forti dello splendido cofanetto (4K ULTRA HD + BLU-RAY) edito recentemente da CG Entertainment, capofila (assieme a Cat People) dell’operazione che ha prima riportato in sala la versione restaurata 4k del cult movie di Soavi e poi propiziato questa assai succosa uscita per l’home video; laddove la colonnina dei contenuti extra surclassa per minutaggio il film stesso, regalando (oltre ai classici trailer) una serie di approfondimenti da leccarsi i baffi.
Su Dellamorte Dellamore (1994) in sé si è ormai detto praticamente tutto, concedeteci però il gusto quasi infantile di ribadire la meraviglia, il “sense of wonder”, di una pellicola che seppe catturare alla perfezione quello spirito “dylandoghiano” all’epoca ancora in grande fermento, le tensioni (post) adolescenziali di un racconto cinematografico ispirato da Tiziano Sclavi ma “rivisitato” e ampliato poi con notevole intuito da Gianni Romoli, gli impagabili lampi di dark humour e di nonsense più comuni al cinema di genere del mondo anglosassone che alle nostre latitudini, l’effettistica magnificamente splatter di uno Stivaletti al culmine della sua inventiva, le stesse interpretazioni così fisiche e a tratti sontuose di un Rupert Everett e di una Anna Falchi protagonisti di scene che sfidano il tempo. Nei loro torbidi, conturbanti ma al contempo appassionati amplessi, specie quando è il cimitero di Buffalora a fare da sfondo, il connubio di Eros e Thanatos che ci accompagna lungo tutto il percorso raggiunge probabilmente l’apice.
Per farsi un’idea del “clima” in cui l’opera venne fuori può essere utile citare Emanuele Di Nicola, specialista del genere e penna di Nocturno, ovvero la redazione che a forza di contributi speciali (tra cui gli interessanti documentari e “dietro le quinte”, in cui hanno messo lo zampino sia Davide Pulici che Manlio Gomarasca) ha ulteriormente irrobustito suddetto BLU-RAY: “Per noi nocturniani è invece il canto del cigno del grande cinema di genere italiano, che chiude quella stagione d’oro, per tutti gli italiani è anche l’anno della discesa in campo di Berlusconi… Da quel momento in poi, spaccatura feroce: vergognosamente ignorato nella stagione dei premi (solo un David per la scenografia capolavoro di Antonello Geleng), soffrendo del complesso di minorità rispetto all’horror dei decenni precedenti, Dellamorte si porta dietro il marchio di ultimo della stirpe, film esiziale – non a caso ambientato in un cimitero – e diventa cult o scult, merda o sublime, viene incensata la poetica malinconia che sprigiona o insultato per i microfoni in campo.”
Ecco, ai microfoni in campo non avevamo fatto neanche troppo caso, mentre i fili che a volte si intravvedono mentre tengono in sospensione i giocosi “fuochi fatui” sono per noialtri un valore aggiunto, una riprova di quella artigianalità del set che ci aveva istintivamente conquistato, allora, facendosi ancora più rimpiangere adesso che imperversano brividi in digitale concepiti spesso con lo stampino. Così come ci avevano conquistato e persino ingolosito certi sottotesti del film, magari ingenui, un po’ naif, ma assai diretti nel puntare il bersaglio grosso; ossia quel “conformismo borghese”, seppur declinato in forma grottesca, di cui abbondano i “vivi” del paesotto lombardo, dall’avido sindaco fino all’ultimo dei giovani bulli in motocicletta. Con in TV i frammenti del mitico programma Blob formato “da guerra” ad ammiccare con maggior decisione agli spettatori più smaliziati, lasciando intendere che il lungometraggio di Michele Soavi, autore troppo spesso sottostimato, può funzionare alla grande sul versante dell’intrattenimento ma può parimenti evocare un certo spleen e qualche genuina scoria di disagio giovanile, sociale ed esistenziale.
Abbiamo citato più volte gli ottimi contributi speciali, firmati in parte da CG Entartainment e in parte da Nocturno. Ciò che ne risulta è un continuo andare avanti e indietro nel tempo, con interviste al cast che risalgono di volta in volta all’’uscita del film o a tempi molto più recenti. Se notevoli curiosità emergono ad esempio dai simmetrici approfondimenti documentaristici intitolati “Conversando Dellamore” e “Conversando Dellamorte”, una nota di merito vogliamo darla agli extra riguardanti il Dylan Dog Horror Fest, altra esperienza sepolta nello scrigno della memoria che meritava di essere, per restare in tema… riesumata.
Stefano Coccia
Dellamorte dellamore
Regia: Michele Soavi
Cast: Anna Falchi, Rupert Everett, François Hadji-Lazaro, Barbara Cupisti
Durata: 103 min.
Extra: Making of, intervista a Rupert Everett,
intervista ad Anna Falchi, trailer 2024, trailer originale, trailer ITA, conversando Dellamore, conversando Dellamorte, quel fenomeno di Dylan Dog, presentazione del film al Cinema Troisi, Dylan Dog Horror Fest – una retrospettiva – on stage Edizione: CG Entertainment









