Las Leonas

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7.0 Awesome
  • VOTO 7

Storie di calcio, donne e integrazione

Normalmente il calcio ha sempre avuto – e continuerà ad averlo – un grande fascino sul pubblico. Del resto si tratta dello sport più popolare al mondo e non c’è latitudine o longitudine dove non venga praticato. Motivo per cui tutte le volte che la materia in questione approda sul piccolo o grande schermo, la curiosità nei confronti del trattamento che le è stata riservata nel progetto audiovisivo di turno è spesso molto alta. Di conseguenza le aspettative sono direttamente proporzionali al livello di curiosità raggiunto. Non è da meno dunque quella che ha accompagnato Las Leonas alla sua prima apparizione pubblica nel corso della 79esima Mostra Internazionale D’Arte Cinematografica, laddove il documentario firmato a quattro mani da Isabel Achával e Chiara Bondì è stato presentato nel cartellone delle “Notti Veneziane” delle Giornate degli Autori. Presentazione lidense che ha anticipato di qualche giorno l’uscita nelle sale il 15 settembre con Academy Two, dopo qualche anteprima in quel di Roma, Milano e Torino dal giorno 8.
Il titolo che accompagna l’opera prodotta dalla Sacher Film di Nanni Moretti in collaborazione con Rai Cinema rimanda al nome del torneo di calciotto che si disputa su un campetto all’ombra del Colosseo. A disputarlo un gruppo di donne immigrate a Roma provenienti perlopiù da Africa, Centro e Sud America, legate da una passione per il calcio che le porta una volta a settimana a indossare gli scarpini e la divisa della propria squadra di appartenenza per battagliare sul rettangolo di gioco e vincere l’ambito trofeo. Tra queste le autrici focalizzano l’attenzione su alcune di loro, che così facendo diventano le protagoniste del film e il baricentro di una narrazione corale a più voci che sconfina dal racconto sportivo per approdare a quello esistenziale. In Las Leonas il calcio funge dunque da punto di partenza di un discorso più ampio, che si apre ed estende ad altri temi dal peso specifico rilevante come l’immigrazione, l’integrazione e la condizione femminile nella società contemporanea, con tutte le difficoltà che l’essere una donna in una terra straniera comporta.
Ecco allora che il valore dell’opera cresce in maniera esponenziale, con l’allargamento degli orizzonti drammaturgici che si arricchiscono di vissuto, stati d’animo ed emozioni. La componente calcistica e gli highlights del torneo palleggiano continuamente con il quotidiano, portando la macchina da presa nel privato di Bea, Siham, Melisa, Vania, Elvira, Joan e Ana, leonesse che vanno avanti nella vita, tra famiglia e lavoro, con ottimismo e coraggio, malgrado le difficoltà delle loro storie personali. Il campo da calcio si trasforma in un momento di riscatto sociale e rappresenta il raggiungimento di un desiderio difficile da trovare nella vita reale, ossia la libertà piena e consapevole.
Con e attraverso le interviste frontali alle protagoniste e un pedinamento dentro e fuori dal rettangolo di gioco, le registe creano un giusto equilibrio tra pubblico e privato, tra sport e vita. Lo fanno entrando in punta di piedi e raccogliendo le testimonianze vere e sincere con delicatezza e rispetto, senza mai calcare la mano e sottolineare in maniera eccessiva le parti più drammatiche dei racconti delle donne coinvolte. Donne che guardano al presente e al futuro con un occhi diversi, ma senza dimenticare il loro passato e da dove vengono. Ed è con gli stessi occhi che la macchina da presa di Las Leonas ci consente di osservare dall’interno le dinamiche umane e sportive di un microcosmo capitolino dove il sudore, la polvere e la fatica si mescolano con la gioia di vivere e di calciare un pallone.

Francesco Del Grosso

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