La testimonianza

0
6.5 Awesome
  • voto 6.5

La necessità di non dimenticare

Nell’incipit del libro “I sommersi e i salvati”, Primo Levi scriveva e, soprattutto, avvertiva: “La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace. È questa una verità logora, nota non solo agli psicologi, ma anche a chiunque abbia posto attenzione al comportamento di chi lo circonda, o al suo stesso comportamento”. Il chimico e scrittore torinese aveva dedicato la sua vita, segnata indelebilmente dalla permanenza nel campo di concentramento di Auschwitz, a tramandare gli accadimenti di quell’orrore. Per lui era fondamentale ricordare alle nuove generazioni, ma anche alla sua medesima generazione che non conosceva le vicende, quei brutali fatti che con il tempo sarebbero stati probabilmente dimenticati o sottaciuti. Una manciata di terra ogni giorno, gettata sopra per anni, avrebbe cancellato quegli episodi. Primo Levi, come molti altri sopravvissuti che hanno vergato i propri ricordi per i posteri, è stato uno dei testimoni di quegli orrori, e la sua opera è stata il testamento per tramandare quella infamante Storia.

La testimonianza di Amichai Greenberg, seppure di pura finzione, vuole inserirsi in questo solco memorialistico riflessivo sulla Shoah e vicende tragicamente similari. Greenberg, anche autore della sceneggiatura, costruisce una fittizia ricerca di prove sull’eccidio di un gruppo di circa 200 ebrei, avvenuto in un piccolo paese austriaco nel 1945, in modo tale che attraverso il personaggio dello storico ebraico Yoel, possa riflettere sulla ricerca della verità e come tramandarla. Nell’intervista che concede a una televisione tedesca, il protagonista rileva, con un tono critico alla Primo Levi, come “Gli esseri umani hanno la tendenza a dimenticare”. Eventi tragici come l’Olocausto, che riguardano profondamente un’intera nazione, e macchiare anche le generazioni successive, tendono ad essere nascoste, e il popolo preferisce celare il losco passato del proprio paese o ignorare tali fatti. Quasi sempre si tende a costruire un monumento o un museo, opere che contengono in sé la rievocazione, ma non certificano completamente la presa di coscienza di una nazione su quanto accadde. Yoel non si accontenta di una stele in memoria per quel eccidio, proposta dalla delegazione austriaca, ma caparbiamente scava per portare alla luce le vere prove e dare anche degno riposo a quei prigionieri vigliaccamente uccisi.
Greenberg, nel costruire questo “saggio” sulla necessità della memoria e la difficile ricerca della verità, utilizza i palpiti di un thriller, essendo la ricerca di Yoel costellata di improvvise e scottanti rivelazioni. Come un ostinato archeologo, il protagonista scava nel passato e scopre, strato dopo strato, verità sempre più scomode, anche riguardo la propria famiglia. Nella sua progressione la storia de La testimonianza diviene sempre più tesa ed asfittica, e il protagonista si sente schiacciato in questa indagine che lo mette anche nella condizione di riflettere sulle proprie radici. Amichai Greenberg, al suo esordio nel lungometraggio, dopo il medio Vice versa, costruisce la vicenda con passione narrativa e rigore stilistico, seppure ancora ha dei forti accenti acerbi nelle rifiniture della trama.

Roberto Baldassarre

Leave A Reply

nove + 16 =