Home In sala Uscite della settimana Good Luck, Have Fun, Don’t Die

Good Luck, Have Fun, Don’t Die

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VOTO: 7,5

Il Game Over non è un’opzione

Diretto dal cineasta statunitense Gore Verbinski arriva nelle sale italiane dal 25 giugno 2026, Good Luck, Have Fun, Don’t Die. Una commedia nera che sconfina nella fantascienza apocalittica, con Sam Rockwell che interpreta un uomo che sostiene di provenire dal futuro.

La quiete in una tavola calda, in una sera qualsiasi di Los Angeles, viene interrotta bruscamente da un individuo che indossa un impermeabile trasparente, cui sono attaccati una serie di cavi apparentemente sistemati a caso, che lo fanno somigliare ad uno strampalato senzatetto. A destare l’incredulità è la sua assertiva determinazione nell’annunciare di provenire dal futuro per salvare l’umanità intera, poiché in imminente pericolo. La diffidenza però si sa che nelle grandi metropoli è una merce tutt’altro che rara, anzi, è un “prodotto” che non scarseggia mai. La sua barba lunga e incolta poi lo assimila ai tanti urlatori di strada, folli profeti dell’apocalisse che prevedono catastrofi planetarie. L’uomo per attirare l’attenzione dichiara di avere degli esplosivi nel giubbotto, ed è pronto a far saltare tutti in aria, tavola calda compresa se non ascoltato. La sua particolare capacità di conoscere alcuni aspetti delle vite degli avventori lascia però gli stessi interdetti, al punto che in un modo o nell’altro riesce a raggruppare una serie di particolarissimi volontari per la sua missione.

L’idea di Verbinski è quella di introdurre lo spettatore in un caleidoscopio di possibilità temporali, basate però su una sola combinazione di fattori possibile. Il bandolo della matassa si dipana attraverso citazioni di film, serie Tv e teorie del complotto tra le più strampalate, in una black comedy con scene d’azione surreali che tracimano nello sci-fi più geniale e fuori di testa degli ultimi anni. Se l’abbrivio strizza l’occhio in maniera assai evidente a Terry Gilliam per L’esercito delle 12 scimmie, il film prosegue vantando ispirazioni molto peculiari, come ad esempio Common people, primo episodio della settima stagione di Black Mirror. Serie Tv distopica creata dallo sceneggiatore e produttore britannico Charlie Brooker. Al centro della scena per Verbinski c’è l’intelligenza artificiale, che viene non solo proposta come tematica principale, ma apre a scenari che esplorano mondi cupi e minacciosi, straripando in suggestioni con The Void – Il vuoto di Steven Kostanski e Jeremy Gillespie, per poi approdare ad uno dei capisaldi della cinematografia sulla deriva dell’AI come Terminator di James Cameron.

Il regista americano dopo aver diretto tre film della saga de I pirati dei Caraibi, avendo poi esplorato il cinema horror con The Ring, ma soprattutto col successivo, visionario e inquietante almeno quanto straordinario La cura dal benessere, torna con Good Luck, Have Fun, Don’t Die per stupire di nuovo lo spettatore. Scandaglia nel profondo i sentimenti, suscitando emozioni attraverso un racconto ben sviluppato, che sa gestire al meglio tensione, azione e umorismo. Il cineasta statunitense dimostra di dosare ogni ingrediente nel modo giusto, grazie anche all’ottima sceneggiatura di Matthew Robinson, che approfondisce il legame tra i personaggi con i flashback di alcuni di loro. Tra questi i professori di un liceo, ovvero Mark e Janet, portati in scena dal camaleontico Michael Pena e Zazie Beetz (reduce dall’horror comedy a tinte splatter Ti uccideranno), che hanno dovuto fronteggiare un’orda di studenti resi veri e propri zombie digitali dagli smartphone. Seguono le storie di Susan, che ha le fattezze di una Juno Temple in grande spolvero, e Ingrid, cui presta il volto Haley Lu Richardson nelle vesti di un’eroina molto combattiva. I salti temporali però non si limitano ai flashback, ma si spingono in avanti nel futuro, riprendendo l’infanzia del protagonista, incarnato dal già citato Sam Rockwell in assoluto stato di grazia.

Gore Verbinski avviluppa lo spettatore in un universo in cui il tempo quindi non scorre in senso lineare, e Good Luck, Have Fun, Don’t Die si muove su dinamiche tra pulp e heist movie, con personaggi sopra le righe, dialoghi taglienti e una critica aperta alla società contemporanea, che culmina nella tematica legata all’intelligenza artificiale e alla dipendenza che essa può provocare. Tra le pieghe temporali si insinuano dimensioni in bilico tra realtà simulate e universi alternativi, che rievocano The Matrix, ma anche l’universo videoludico di Ready Player One di Steven Spielberg. L’avventura di Verbinski fa riferimento anche ai livelli di un videogame, con annessi gli scontri con i boss, ironizzando sulla loro forma, e confrontandosi apparentemente in chiave più umoristica rispetto alla pellicola spielberghiana, ma soprattutto a quella degli allora Wachowski brothers. Nella sostanza Good Luck, Have Fun, Don’t Die si addentra in un circuito claustrofobico in grado di catturare l’essere umano in un loop tracimante nell’incubo, in cui il “Game Over” non è un’opzione.

Fabrizio Battisti

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