Juliet, Naked

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6.0 Awesome
  • voto 6

Accordi amorosi e disaccordi musicali

Scorrendo i credits dei tanti film inseriti nella ricchissima line-up della 36esima edizione del Torino Film Festival 2018, salta all’occhio la duplice presenza nella sezione “Festa Mobile” di altrettanti titoli che vedono Ethan Hawke impegnato dietro o davanti la macchina da presa. Trattasi di pellicole distanti anni luce l’una dall’altra, di origine e natura completamente diverse, con la prima incentrata su una figura realmente esistita e la seconda sviluppata sulla base di personaggi e dinamiche narrative di fantasia. Entrambe però con la musica come comune denominatore. Da una parte Blaze, il biopic che l’Hawke regista ha voluto dedicare al misconosciuto cantautore country Blaze Foley, dall’altra l’attore quattro volte nominato agli Oscar interprete in Juliet, Naked del misterioso rocker Tucker Crowe. Nonostante non sia realmente esistito, il nome di quest’ultimo potrebbe tuttavia risultare già conosciuto a più di una persona, ossia a coloro che tra le proprie letture possono annoverare le pagine del sesto romanzo di Nick Hornby, “Juliet, Naked”, edito in Italia con il titolo “Tutta un’altra musica”, del quale il film diretto da Jesse Peretz è la trasposizione cinematografica.
Prossimamente nelle sale nostrane con BIM Distribuzione dopo la proiezione alla kermesse piemontese e la prima apparizione pubblica al Sundance 2018, il nuovo film del regista statunitense consente all’ennesima fatica letteraria di Hornby di approdare sul grande schermo. Per chi non ne conoscesse la trama, questa è facilmente riassumibile in poche righe: Duncan è il fan numero uno di un oscuro rocker americano svanito nel nulla, Tucker Crowe. Annie è la fidanzata di Duncan, e non ce la fa più a reggere le ossessioni di lui. Dopo una lite fatale, Annie riceve una mail – la prima di tante – proprio dal redivivo Tucker che porterà a conseguenze inaspettate. Inaspettate sino ad un certo punto, poiché chi ha una certa familiarità e dimestichezza con storie di questo tipo, tanto in libreria quanto al cinema o sul piccolo schermo, non avrà difficoltà ad immaginare l’evoluzione degli eventi e ad anticiparne gli sviluppi narrativi e drammaturgici. Juliet, Naked altro non è che una commedia romantica fatta di tira e molla, graduali avvicinamenti e bisticci amorosi, ma soprattutto di tanta zuccherosa glassa sentimentale spalmata sulla superficie della timeline. Di conseguenza, il lettore prima e lo spettatore cinematografico poi sapranno già cosa aspettarsi da una pellicola come questa per via di un DNA ormai ampiamente codificato e del modus operandi della penna che lo ha generato, ossia quella del noto scrittore e sceneggiatore britannico.
A quasi una decade di distanza anche Juliet, Naked, come altri libri dello scrittore britannico, è diventato un film, con il regista di turno coinvolto nel processo di adattamento dalla carta alla messa in quadro di un’opera che già nella sua prima stesura ha incorporati i geni cinematografici. Ciò riduce lo sforzo creativo e facilita il processo di trasposizione in immagini e parole, quelle che nelle storie di Hornby sono un elemento centrale. Qui amore, rock & vita si intrecciano ancora una volta come i destini dei personaggi che animano il plot. Le analogie con Alta fedeltà di fatto non possono passare inosservate, anche se qui gli elementi in gioco non danno i medesimi risultati. Il divertimento non manca e scene come il primo incontro tra Duncan e Tucker sulla spiaggia o quella della visita in ospedale di Annie sono un buon contributo alla causa, ma lì si fermano. Il trio ben assortito e di qualità formato da Ethan Hawke, Rose Byrne e Chris O’Dowd rende la visione piacevole, aiutando l’operazione ad arrivare in porto e a raggiungere l’obiettivo primario, ossia quello di intrattenere un pubblico generalista e senza particolari pretese. Dal canto suo, Peretz fa il minimo indispensabile mettendosi al completo servizio come mero esecutore, tra l’altro con uno stile di chiara derivazione televisiva, quella di una regia ormai appiattita e assuefatta da anni di prodotti destinati al piccolo schermo.

Francesco Del Grosso

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