Home Festival Torino 2015 John From

John From

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VOTO: 7.5

I sogni son desideri

Affidarsi a uno sguardo surreale per raccontare la smaniante inquietudine dell’adolescenza non è certo una pratica poco diffusa nel cinema. Meno comune è raccontarla con la brillante e stranita leggerezza del portoghese João Nicolau che col suo secondo lungometraggio, John From, porta una ventata di esilarante follia tra i film in concorso alla trentatreesima edizione del Torino Film Festival.
Rita è una inquieta quindicenne che alla noia quotidiana di un’estate in città decide, di punto in bianco, di contrapporre l’eccitante imprevedibilità di una storia d’amore. Peccato solo che l’oggetto del suo desiderio sia il nuovo vicino di casa, fotografo appassionato della Melanesia, con tanto di prole al seguito. Nel tentativo disperato di soddisfare la propria ossessione Rita, allora, si imbarcherà (e noi con lei) in una graduale, assurda discesa nelle sue follie romantiche, dove i confini tra realtà e fantasia si sfalderanno sempre più fino a negare qualsiasi distinzione netta, qualsivoglia definitiva risoluzione conciliante.
Il maggior pregio di Nicolau, in una storia facilmente preda di tutti i più abusati cliché del teen drama, è proprio quello di innestare, per gradi ma inesorabilmente, all’interno di una messa in scena dallo stile quasi documentaristico, semplice e a tratti persino grezzo nella banalità del quotidiano che fotografa (i pomeriggi chiusi in casa, le passeggiate nel quartiere, i pettegolezzi con l’amica Sara), alterazioni fantastiche, continue e spiazzanti all’interno di quella stessa realtà a prima vista tanto solida e imperturbabile.
Mentre il mondo, piano piano, si trasfigura in un delirio di colori e suggestioni tropicali, stravolgendo quell’inquietudine esistenziale scandita da campi lunghi, camere fisse e tempi morti, e facendosi specchio dell’universo esclusivo e privato della protagonista, del suo sentire interiore, è allora proprio la dimensione da romanzo di formazione a venire meno, a essere rifiutata, con tutte le regole e i paletti che si porta dietro,  dalla strafottenza anarchica e deflagrante di una ragazzina e dei suoi sogni.
Per questo John From sia, a pieno titolo, una commedia surreale (se non surrealista), dove l’amor fou si accompagna alla nascita di un piccolo angolo di mondo che non è più il nostro, che non risponde più a regole scritte, un mondo dove sono la fantasia e il desiderio a dettar legge mentre la realtà, nella sua ostinatezza a non essere mai come la si vorrebbe, viene relegata, scena dopo scena, sullo sfondo di una vicenda che, ormai, non le appartiene più.
Tra trovate esilaranti e fantasiose, gusto per la messa in scena e senso del ritmo, dei tempi e degli spazi, questa piccola ma densa anomalia portoghese si fa affresco, estremamente sui generis, sull’adolescenza e, insieme, sentito ritratto di uno spirito che con la forza dei propri desideri sa ridimensionare tutto ciò che di grigio lo circonda, fino a farlo scomparire tra le note sognanti di una “Lambada”.

Mattia Caruso

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