Hello, My Name Is Doris

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

«I’m possible»

Un ottimo film, Hello, My Name Is Doris di Michael Showalter, ha chiuso la 33esima edizione del Torino Film Festival.
Ci ritroviamo a un funerale, ma immediatamente comprendiamo il mood dell’opera e le pieghe che prenderà – con ciò non vogliamo dire che sia banale, anzi. Hello, My Name Is Doris riesce a dare alla platea di turno ciò che avrebbe voglia di vedere e di cui ha bisogno, sorprendendo anche, il che non è affatto scontato. Doris (Sally Field) è stata devota a sua madre, non ha avuto una propria vita se non quel minimo spazio dovuto agli orari da lavoro. Ora si ritrova a sessant’anni senza più la donna a cui ha dedicato tutta se stessa, con un vuoto con cui fare i conti e delle pulsazioni d’amore che rendono tutto più frizzante e, al contempo, tenero.
L’uomo con cui ha questo coup de foudre, John Fremont (Max Greenfield), però, ha la metà dei suoi anni ed è il nuovo capo. Nonostante i pensieri naturali che possono sorgere a una donna poco incline alle relazioni amorose e molto insicura (come la differenza di età), Doris inizia a sognare e a credere di poter avere qualche possibilità con questo giovane così charmant. Il merito è anche di un seminario di auto-aiuto che la ispira e incoraggia ed è da queste mosse che prende il via questo “viaggio” alla riscoperta delle emozioni, del divertimento, di una dimensione dimenticata o forse mai provata veramente. Il noto guru le fa comprendere che ciò che appare impossibile può trasformarsi in “possibile” e proprio qui imparerà a dire «I’m possible» (un’espressione dietro cui si nasconde un sottile gioco di parole). Ci si affeziona a Doris già da come si pone: con i suoi occhiali a occhio di gatto, il cerchio in testa col fiocco, il foulard verde coi pallini bianchi e uno stile tutto suo, tutto da scoprire, pronto a conquistare tutti, o quasi. Memorabile come la donna si presenta al concerto del gruppo elettro pop “Baby Goya and the Nuclear Winters”, rimanendo fedele a lei stessa e spinta anche dal desiderio di piacere agli altri.
Il primo pregio di questa commedia un po’ sopra le righe, ma sempre nel giusto equilibrio, sta nella scrittura ad opera dello spesso regista in collaborazione con Laura Terruso. Showalter conosce bene i tempi comici e offre alla Field un ruolo da protagonista per un ritorno coi fiocchi in questo registro. L’attrice fattasi conoscere al grande pubblico in Mrs. Doubtfire (con un impeccabile Robin Williams) è l’altra seconda chicca che rende questa pellicola ben riuscita, certo è supportata benissimo dal cast che le ruota attorno.
Hello, My Name Is Doris affronta con questo linguaggio temi seri e importanti, come l’elaborazione del lutto, la vecchiaia e l’amore a una determinata età, i rapporti famigliari, la gelosia che si può provare anche in amicizia e arriva a commuovere lo spettatore proprio per il tatto nella sceneggiatura, ben incarnato in primis dalla protagonista che veicola tanti messaggi. Doris ci fa fantasticare con lei, grazie anche alle proiezioni che ha ad occhi aperti, ci porta a spasso nella sua vita così (volutamente) stramba facendoci assaporare il dolce e l’amaro proprio come accade nella realtà, con qualcosa in più proprio perché siamo sullo schermo. Non le è semplice fare i conti col fratello da cui si è sentita abbandonata né con il fatto di aver accumulato in maniera compulsiva gli oggetti (mania che aveva insieme a sua madre). Se ci riesca o meno lo lasciamo scoprire a voi, cari lettori, augurandoci che questo gioiellino di commedia venga distribuito presto anche nelle nostre sale.

Maria Lucia Tangorra

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