Intimate Strangers

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6.5 Awesome
  • VOTO 6.5

Segreti e bugie ai tempi della globalizzazione

Chi ha storto la bocca, con un po’ di snobismo, anche di fronte al prototipo italiano, non potrà che guardare con diffidenza al proliferare di rifacimenti del fortunatissimo Perfetti sconosciuti nelle più svariate aree del globo. I ben informati ci segnalano, oltre alla Corea del Sud di cui ci occuperemo a breve, paesi come Francia, Spagna, Germania, Svezia, Messico, India, Cina, persino Qatar. Pare che ciascuna di queste cinematografie abbia prodotto un remake del successone datato 2016 e firmato da Paolo Genovese, fino ad ora il film italiano con più imitazioni ufficiali accertate. Ecco, anche per non fare “indigestione”, ci eravamo limitati fin qui alla folgorante intuizione narrativa di Genovese e a Perfectos desconocidos, versione iberica girata con la giusta dose di malizia da uno dei cineasti a noi più cari, l’irriverente Álex de la Iglesia. L’interrogativo che ha contagiato un po’ tutti i cinefili si era però affacciato pure nelle nostre meditabonde testoline: cosa ha reso la trama di Perfetti sconosciuti tanto riconoscibile, allettante, riadattabile, “iconica” e conseguentemente appetibile, per un così folto gruppo di paesi e culture? Invece di inveire contro il cinema di cassetta e la globalizzazione del gusto, come hanno fatto gli snob di cui sopra, non abbiamo potuto fare a meno di constatare l’universalità delle situazioni proposte nel plot, correlata peraltro ai rischi della modernità in campo affettivo, alla natura sempre più “liquida” dei rapporti sentimentali e famigliari, al cattivo uso delle risorse tecnologiche.

Pertanto mai come in questo caso, nell’alludere alla sinossi di Intimate Strangers, ci sentiamo di poter dire: la storia e nota. Di fronte allo scoppiettante adattamento offerto dal coreano Lee Jae-kyoo (regista a quanto pare molto eclettico: dal pubblico del suo paese si è fatto conoscere, finora, per alcune produzioni televisive di successo e per un drammatico lungometraggio in costume, The Fatal Encounter), quel che ci ha maggiormente colpito non ha coinciso perciò con le evidentissime somiglianze tra Perfetti sconosciuti e il suo omologo asiatico, quasi identico all’originale negli snodi fondamentali del racconto, bensì con quegli interstizi della trama e dei dialoghi che possono certificare una qualche cesura culturale. Singolare, intanto, che una parte del pubblico coreano, così avvezzo a terrificanti horror di impronta metafisica e a raggelanti thriller con protagonisti serial killer e psicopatici vari, abbia recepito il film attribuendogli una potenziale venatura orrorifica; una fonte di forte disagio dovuta agli effetti ancor più traumatici, all’interno di un simile contesto sociale, dell’improvvisa rottura di determinati legami famigliari e del venir meno della stessa privacy personale, a causa per giunta dell’uso spregiudicato (nonché masochistico) di quei telefoni cellulari che a Seoul e dintorni alimentano un traffico di informazioni e comunicazioni inter-personali a dir poco pazzesco.
Detto questo, ad un occhio esterno (ed occidentale) come il nostro l’altro elemento che spicca con immediatezza è la differente caratterizzazione degli ambienti in cui i personaggi si incontrano: anche nelle versioni italiana e spagnola ci si confronta con una prassi borghese o quantomeno da ceto medio, è vero, ma i protagonisti di Intimate Strangers rivelano sin dall’inizio la loro collocazione in una upper class molto più marcata, laddove lo spettro del fallimento economico e la scarsa integrazione sociale vengono visti quasi alla stregua di un crimine. Tale appartenenza viene sancita dal tenore dei discorsi come anche dai mestieri (con relative “crisi professionali” all’orizzonte) dei personaggi più in vista, per non parlare poi del mobilio ricercato, costoso e alla moda del lussuoso appartamento ove si svolge l’ormai nota “cena delle beffe”. Quella che farà uscire alla luce del sole (o meglio, di una luna dai contorni misteriosi e conturbanti) tutti i “rimossi” del solo apparentemente coeso gruppetto di amici.

Stefano Coccia

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