Perfectos desconocidos

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7.0 Awesome
  • VOTO 7

Scopri le differenze

La giornata d’apertura di CinemaSpagna 2018 aveva offerto, quale piatto forte, un film molto atteso su cui ci piace ora tornare, anche per la sua natura di ponte tra la cinematografia iberica e quella di casa nostra: parliamo ovviamente del remake di Perfetti sconosciuti, firmato Álex de la Iglesia. A rendere ancora più succulento tale appuntamento, la presenza al cinema Farnese di uno degli interpreti, Pepón Nieto, pronto a rivaleggiare sullo schermo con uno tra i più bravi in assoluto del cast italiano, ossia quel Giuseppe Battiston al cui personaggio (l’elemento inizialmente “spaiato” della tragicomica cena tra amici) il bravo e corpulento attore spagnolo si era dimostrato vicino persino nel look, nell’aspetto fisico. E questo ci porta a scoprire una delle carte di questa peraltro godibilissima operazione cinematografica. Ovvero la notevole somiglianza tra i due prodotti a livello di dialoghi e di caratterizzazione dei personaggi.

Considerato il successo (a nostro avviso anche meritato) della commedia di Paolo Genovese, a un regista di culto come Álex de la Iglesia restavano forse non più di due strade da percorrere: stravolgerne la fisonomia, in modo anche barocco come è nel suo stile, oppure rispettarne nella sostanza il canovaccio inserendo qua e là sottili note stranianti. Lungi dal realizzare un qualcosa di paragonabile ai film più riusciti, ispirati ed iconoclasti da lui diretti negli ultimi anni, ci sembra che comunque, nel portare a compimento Perfectos desconocidos privilegiando questa seconda ipotesi, il regista spagnolo abbia agito bene.
Il motivo è presto detto. Anche per il pubblico della penisola iberica, non diversamente da qualsiasi agglomerato sociale dei paesi occidentali, la proposta di una commedia che attraverso il rapporto sempre più morboso instauratosi con la tecnologia e coi moderni strumenti di comunicazione metta in gioco la stabilità di relazioni amorose, affetti famigliari e apparentemente solide ma in fondo precarie e opportunistiche amicizie, possiede in sé un valore deflagrante. Giusta quindi la decisione presa da Álex de la Iglesia, allorché si è trattato di riproporre la sostanza di uno script così calibrato e pungente, per poi ritagliarsi lo spazio per piccoli interventi in chiave pop e di genere. Accade così che l’incombere dell’eclissi di luna assuma toni ancora più bizzarri. Accade anche che i tic e gli atteggiamenti di taluni personaggi siano maggiormente inclini al grottesco. Ma per il resto sono il notevole brio della narrazione, il ritmo persino più incalzante rispetto al lavoro già buono svolto da Genovese e la preservata acidità degli scambi di battute a far funzionare un lungometraggio, che ha poi nell’ottimo casting effettuato un altro punto di forza, con note di merito per i navigati Eduardo Noriega, Belén Rueda e Ernesto Alterio, oltre naturalmente al già menzionato Pepón Nieto.

Stefano Coccia

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