Intervista a Gu Xiaogang

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Tra monti e fiumi dell’antica Cina

Gu Xiaogang è nato a Fuyang, nella provincia di Anhui. Studiando Costume Design e Marketing all’università, ha scoperto il cinema e ha cominciato a interessarsi di documentari. Dwelling in the Fuchun Mountains è il suo primo lungometraggio, girato durante le quattro stagioni nel corso di due anni, e rappresenta il primo capitolo di una trilogia. Il film è stato scelto per la chiusura della Semaine de la Critique del Festival di Cannes 2019. Abbiamo incontrato Gu Xiaogang in questa occasione.

D: Nel film usi molto dei lunghi piani sequenza che seguono le persone che passeggiano lungo la riva del fiume. Usi delle carrellate laterali come se volessi riproporre il senso della visione di un antico rotolo dipinto, che si ammira solo svolgendolo, la stessa concezione che sta alla base dei famosi plan rouleau, i piani sequenza del regista giapponese Kenji Mizoguchi. Puoi parlarmi dell’ispirazione pittorica del film?
Gu Xiaogang: C’è un famoso dipinto intitolato Abitare tra le montagne di Fuchun e realizzato dal pittore cinese Huang Gongwang quasi 600 anni fa. Originariamente volevo esplorare le vicende di un gruppo di persone che vivevano accanto a un fiume, e ho considerato anche come tradurre questo tipo di panorama, le montagne, il paesaggio, i dipinti in un linguaggio cinematografico. Naturalmente ho utilizzato il movimento del campo lungo, esattamente come i rotoli, come i dipinti asiatici. Mentre si girava, solitamente per fare una singola scena si riprendeva da sinistra a destra, quindi un movimento orizzontale; ma per le montagne, o le foreste sulle montagne penso sempre a una ripresa verticale. La difficoltà stava nel cercare di dare un senso al paesaggio per tutto il film usando questo tipo di riprese; per una singola scena non è impegnativo ma lo diventa se cerchi di rendere tutto così, per cercare di ottenere quel tipo di effetto. Era importante per noi trovare una soluzione a questo problema per le riprese del paesaggio che altrimenti avrebbero reso il mondo uno scenario vuoto. Faccio un esempio per spiegarmi meglio, che riguarda il dipinto su pergamena Lungo il fiume durante la Festa di Qingming di Zhang Zeduan, del XII secolo: quando stendi il rotolo inizialmente vedi solo il paesaggio, ma dopo un po’ noti anche le persone, i personaggi della storia. E successivamente riesci anche a percepire l’empatia della scena, ed è proprio questo che voglio rappresentare nei miei film. Uso questa metodologia. Come quando vai in un museo e osservi i dipinti Xieyi, dapprima vedi soltanto le montagne o i fiumi. Ma con uno sguardo attento puoi trovarvi anche i personaggi, e scavando più a fondo anche le storie che li riguardano. È semplicemente questo che voglio rappresentare davanti al pubblico: in primo piano possiamo vedere la trama, i personaggi e le loro relazioni; in secondo piano tutto il paesaggio. Questo è ciò che cerco nelle varie forme che uso. Come nei dipinti Shan shui cinesi che a volte discutono anche sull’infinità dello spazio o dell’eternità del tempo. Abbiamo cercato di utilizzare le tecniche dell’assonometria cavaliera, senza un particolare fulcro come solitamente vediamo nella pittura occidentale. Nei dipinti Shan shui cinesi solitamente la scena principale riguarda montagne o fiumi, quindi il paesaggio naturale, e si può osservare la scomparsa del soggetto e dello sfondo. E il rotolo dipinto, esattamente come le scene nel film, non è un affresco occidentale. È messo lì, come i film che raccontano la storia un po’ alla volta. Possiamo inoltre dire che il tempo è un elemento importante in questo film. Naturalmente ci sono anche personaggi molto importanti che giocano ruoli altrettanto importanti.

D: Un altro protagonista del film è l’ambiente in via di degrado per l’inquinamento e le attività umane. I pescatori ricordano come una volta il fiume fosse molto più ricco di pesci e granchi. C’è poi un momento di contemplazione di un albero secolare. Qual è il ruolo dell’ambiente nel film?
GX: Anche in questo caso mi sono basato su antichi dipinti cinesi. Questo perché gli esseri umani hanno sempre vissuto in relazione con l’ambiente. Non puoi semplicemente eliminarlo, eliminare la natura. È come se fosse una tradizione. È per questo quindi che ho utilizzato queste tecniche, con questi richiami estetici. Inoltre, i personaggi sono molto realistici, certi ruoli, certi mestieri, come quello dei pescatori, esistono tutt’ora in quei luoghi e ho voluto utilizzarli perché si tratta di un tema importante. Ha un significato simbolico, come per la letteratura cinese tradizionale che rappresenta la cultura degli eremiti, che conducono una sorta di vita isolata nelle montagne pur mantenendo un rapporto stretto con la città. Volevo infatti mescolare la tradizione e la modernità della Cina contemporanea. Era il mio scopo nella realizzazione di questo film.

D: Il degrado ambientale è evidente anche nella scena della nebbia che in realtà deve essere costituita da smog proveniente dalle industrie o dal traffico. Hai voluto sottolineare il problema dell’inquinamento che è molto forte in Cina?
GX: C’è una battuta nel film a riguardo, sul romanzo scritto dal fidanzato della figlia. In verità, per me ogni città ha le sue condizioni di sviluppo, anche Parigi un tempo era chiamata “la città dello smog”. Fuyang è la mia città natale, e all’inizio c’erano molte industrie della carta che inquinavano molto i fiumi. Ma per avere uno sviluppo veloce e al passo con i tempi a quell’epoca le persone dovevano sacrificare l’ambiente. Ora invece c’è una transizione, come il passaggio da questo genere di industria all’industria culturale, come l’industria cinematografica. Persino alcune compagnie di post-produzione da Hollywood si sono spostate in quelle zone. Quindi come puoi vedere questa è la tipica crescita economica in alcune città della Cina.

D: Protagonista del film è anche la famiglia, già dalla prima scena della grande festa di compleanno della nonna. Perché hai voluto dare così risalto alla famiglia tradizionale cinese?
GX: Il film è basato sulla mia esperienza personale, sulla mia famiglia. Mio padre ha quattro fratelli e il terzo e il quarto fratello che vedi nel film sono veramente quelli di mio padre. Per quanto riguarda mia madre, lei ha sette tra fratelli e sorelle. Una famiglia molto numerosa. Attraverso la mia esperienza ho inserito due famiglie nella trama, è la vera storia di due famiglie più quella di qualche amico. In pratica è un adattamento della vita reale. Per le vecchie generazioni questa è una situazione piuttosto comune in Cina. Ma per la nostra generazione, con la politica del figlio unico dalla fine degli anni Novanta non abbiamo famiglie così allargate. La cosa più interessante nel film è che puoi notare effettivamente che il governo ha messo in atto una nuova riforma, che ci permette di avere un secondo figlio in famiglia.

Giampiero Raganelli

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