Dwelling in the Fuchun Mountains

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Down to the river

Un paese in rapidissima trasformazione, una cultura antica che sta cedendo il passo a una società moderna dallo stile di vita occidentale, le metropoli high tech al posto delle classiche pagode con le lanterne rosse. È il ritratto della Cina che ormai trapela dalla stragrande maggioranza dei film di quel paese che si vedono ai festival, a partire dall’opera di Jia Zhangke con i suoi tanti epigoni. Già un altro film del Festival di Cannes 2019, To Live to Sing di Johnny Ma, presentato alla Quinzaine, rifletteva su queste tematiche mostrando le ruspe in azione per abbattere i teatri tradizionali. Dwelling in the Fuchun Mountains, opera prima di Gu Xiaogang, il film di chiusura della Semaine de la Critique, si svolge in un territorio dove massima è la tensione tra tradizione e modernità, Fuyang, la città natale del regista, il cui paesaggio è stato ritratto in una delle opere pittoriche più importanti della storia cinese, Dwelling in the Fuchun Mountains, datata metà XIV secolo, da cui è stato ripreso il titolo del film, di Huang Gongwang. Fuyang rappresenta anche la città del grande poeta e scrittore di inizi Novecento Yu Dafu, che ancora sul fascino di quei luoghi ha creato le sue opere. Ma ora la città è un distretto della moderna metropoli di Hangzhou, che ha ospitato un G20 e sarà la sede degli Asian Games.

Gli ambienti fluviali e lacustri possiedono un portato immaginifico nella cultura cinese, basta pensare alla mitologica terra dello jianghu, territorio dei “fiumi e laghi”, dove sono ambientate le gesta degli eroi cavallereschi della narrativa tradizionale cinese. Gu Xiaogang cerca di ricreare l’equivalente cinematografico della pittura tradizionale cinese a inchiostro, nella fascinazione dei paesaggi d’acqua, il fiume percorso da barche, la pioggia e gli elementi, e nell’uso contemplativo di lunghe carrellate laterali che seguono le passeggiate dei protagonisti lungo il fiume. La carrellata riproduce il senso della fruizione dei dipinti su rotolo, come lo è Dwelling in the Fuchun Mountains, che si ammirano seguendo il senso dello srotolamento. Lo stesso meccanismo dei celebri ‘plan rouleau’ di Kenji Mizoguchi. Ci sono poi passeggiate dove i bambini sono più veloci, le nuove generazioni che stanno cambiando il volto del paese, secondo un meccanismo che ricorda Walker di Tsai Ming-liang. L’arte ancora appartiene istintivamente alla gente cinese. Lo si vede nella scena del bambino portatore di sindrome di Down che si esercita con la calligrafia a inchiostro. E ancora l’elemento contemplativo è forte in una scena dove viene ammirato e descritto un albero secolare, mentre le foglie morte autunnali, nel lungo arco temporale di due anni del film, sono un richiamo alle stagioni della vita.
La visione della Cina di Gu Xiaogang non è certo idilliaca e contiene un grido d’allarme per il degrado cui sta andando incontro, per come quei maestosi paesaggi si stiano inesorabilmente contaminando. I pescatori, che rappresentano i protagonisti del film, rievocano con nostalgia il tempo in cui il fiume era pieno di pesci e di granchi. I palazzi storici crollano e vengono sostituiti da moderni casermoni. E la nebbia, altro elemento centrale nell’estetica pittorica orientale, portatrice del concetto di vuoto, è ormai sostituita da una cappa di smog che pervade e oscura la città. Viene citato un libro che riguarda proprio i problemi dell’inquinamento.
Il lavoro del regista è una sorta di documentario in cui si iscrive una narrazione, che riguarda vicende di una famiglia molto numerosa, che ancora contempla un concetto tradizionale confuciano, quello appunto della famiglia. Il film inizia con la festa di compleanno della nonna, arrivata ai 70 anni. Vede situazioni di tenerezza come quando la ragazzina confessa alla nonna di essersi innamorata per la prima volta. E si arriverà anche a una cerimonia per il culto dei morti. Intanto il fiume adiacente alla città continua a scorrere come fa da sempre, indifferente alle vicende umane caduche che avvengono sulle sue sponde. E come la Storia, il corso del fiume procede sempre nella stessa direzione.

Giampiero Raganelli

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