In memoria di Jiří Menzel

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Cronaca di un incontro ravennate

Il 5 settembre scorso è scomparso a Praga, ad 82 anni, dopo aver combattuto a lungo con seri guai fisici, il regista ceco Jiří Menzel. Lo ha annunciato su Facebook la moglie, Olga Menzelova. Pochi da noi lo hanno ricordato, distratti anche da un’edizione della Mostra del Cinema di Venezia che, stante la crisi sanitaria mondiale degli ultimi mesi, ha rappresentato per parecchi spettatori e addetti ai lavori il primo grande evento “in presenza”. Ma siamo sicuri che anche in condizioni normali una perdita del genere non sarebbe stata ignorata? In Italia la cinefilia ha sempre più la memoria corta. Una sorta di Alzheimer, che pare aver colpito ambienti culturali fatti più di apparenza che di sostanza…
Per offrire almeno le coordinate di base, si sta parlando qui del regista vincitore nel 1968 di un Oscar storico per la Cecoslovacchia, all’epoca ancora unita, quello al miglior film straniero assegnato in tale occasione al delizioso Treni strettamente sorvegliati: pellicola ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale ed ispirata ad un romanzo altrettanto noto di Bohumil Hrabal. Il primo lungometraggio di Menzel, per inciso. E ci sarebbero diversi altri modi per ricordarlo degnamente. Chi vi scrive, però, ebbe l’onore e il piacere di conoscere il grande cineasta ceco a Ravenna, diversi anni fa. L’incontro avvenne durante un festival che purtroppo non esiste più, il Mosaico d’Europa, del quale si poté dare testimonianza su una rivista che è parimenti scomparsa dal web, Frame on Line. Ricapitolando: un Autore recentemente scomparso, un festival che ha cessato di esistere, una rivista on line finita nel dimenticatoio. Quanta malinconia. Forse è giunto il momento di riproporre alcuni stralci di quel Diario Romagnolo pubblicato allora sul sito desaparecido, con tanto di data dei singoli contributi, affinché tutto ciò non cada mestamente nell’oblio.

Ravenna, 15/4/2008

L’evento della serata è da individuare nella conversazione nata a tavola in circostanze estremamente gradevoli, rilassate, e cioè di fronte a un piatto fumante di cappelletti al ragù, con il grande Jiří Menzel, appena giunto a Ravenna in compagnia della moglie, signora giovane, affabile ed elegante.
Così come affabile si è rivelato, al solito, il regista della “nova vlna” cecoslovacca la cui modestia salta subito all’occhio, per esempio quando in maniera del tutto informale il discorso si sposta sui suoi esordi, e sul duraturo sodalizio artistico e umano con lo scrittore Bohumil Hrabal.
Oggigiorno sono in pochi a ricordarlo, ma Menzel esordì proprio con la regia di un episodio del film collettivo Perline sul fondo (1965), opera collettiva ispirata ad alcuni racconti dello stesso Hrabal cui parteciparono i giovani talenti del cinema ceco e slovacco di quel periodo, gente come la Chytilová, Schorm, Nemec, Jireš.
“I’m a lucky man!” Sono un uomo fortunato, scherza lui ricordando come la regia di quell’episodio gli venne affidata dopo che altri registi, personaggi molto in voga, rifiutarono l’incarico, spalancandogli così le porte del grande successo internazionale ottenuto immediatamente dopo con Treni strettamente sorvegliati.
La serata è filata via leggera, tra un ricordo e l’altro, tra un aneddoto e l’altro, con calici di Sangiovese a creare atmosfera e la piacevole scoperta di un Menzel e di un Hrabal concordi all’epoca nel considerare Vacanze romane una delle loro visioni preferite.

Ravenna, 17/4/2008

Ripescando disillusioni localizzate in un altro tempo e causate da un differente sistema di oppressione, notevole è stato sul pubblico di Ravenna l’impatto di Allodole sul filo. L’anti-autoritarismo e le folate di tenerezza del film costituiscono uno scrigno prezioso, che per parecchi anni dovette rimanere chiuso. Jiří Menzel, tempestato di domande dagli spettatori del festival, ne ha infatti approfittato per raccontare la tormentata genesi di una pellicola finita quasi subito nel mirino della censura. In realtà l’emozionante Allodole sul filo, ispirato anch’esso ai racconti di Hrabal, poté essere girato perché la lavorazione iniziò in un periodo, i primi mesi del ’69, durante il quale la direzione della politica e del cinema non era ancora passata in mani filo-sovietiche. Ma con la sconfitta definitiva di quella classe dirigente che aveva appoggiato la Primavera di Praga il film venne proibito, tant’è che fu possibile distribuirlo soltanto nel 1990, quando ottenne persino l’Orso d’Oro al Festival di Berlino.

Ravenna, 18/4/2008

Qui in Romagna si attendeva col fiato sospeso l’evento che più di tutti, in partenza, aveva attirato la nostra curiosità, ovvero l’anteprima di Ho servito il re d’Inghilterra, ultimissimo lavoro girato da Menzel su traccia offerta dalla letteratura di Bohumil Hrabal (e primo, al contempo, dalla tragica scomparsa dello scrittore). Nella serata di giovedì un velo di commossa euforia è sceso su una platea che vedeva, tra i presenti, quel Sergio Corduas che molti conoscono quale traduttore e soprattutto cultore delle opere Hrabaliane. Il film, già vincitore di premi in patria e alla Berlinale, è veramente molto bello, talmente bello che ci riserviamo la facoltà di parlarne più accuratamente in separata sede.

Si concludeva così, il “diario romagnolo” del 2008, col sottoscritto fiero di annunciare la breve recensione che sarebbe stata poi effettivamente pubblicata sul sito (e che vi riproponiamo volentieri ora, a parte, sulla nostra rivista). Un’emozione riemersa dal passato, con la quale vogliamo ora congedarci dai due giganti della cultura ceca, Jiří Menzel e Bohumil Hrabal, la cui ironia mite, sottile e profondamente umana ci manca già tanto.

Stefano Coccia

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