Una donna da amare
C’era un’attrice di cui innamorarsi, dalla recitazione sempre puntuale assorbita nel personaggio, la battuta pronta, l’ironia, la personalità prorompente. Poi c’era la donna da amare nella realtà. Una donna amata da uomini come Woody Allen, Warren Beatty, Al Pacino. Solo per citare i nomi più famosi.
A scrivere della scomparsa, a settantanove anni, di Diane Keaton (pseudonimo di Diane Hall) sorge immediatamente un sospetto: che la sua essenza si sovrapponesse al personaggio e viceversa, tanto da formare un uno indistinguibile. Musa, come afferma la stampa in modalità univoca? Molto lontani dal vero. Piuttosto la classica donna che completa e fa da contraltare, preziosa proprio perché stimolante. Alla fine gli amori finiscono ma resta altro, come in tutte le coppie dove c’è stato sentimento autentico. Prendiamo il sodalizio con Woody Allen, decisivo per la carriera di Diane ma anche di Woody Allen stesso. Esordiscono assieme in Provaci ancora Sam (Play It Again, Sam 1972) con Herbert Ross alla regia ma alleniano fino al midollo. Risate e situazioni irresistibili da nevrosi compulsive ma in fondo una storia d’amore “impossibile”, cui la vita riserva una serie di beffe a partire dal sosia/fantasma di Bogart. Ecco, qualcuno riesce ad immaginare un lungometraggio del genere senza Diane Keaton? Un’alchimia di coppia lunga sette film, che toccherà il proprio vertice nel classico Io e Annie (1977), premi a valanga, compresi Oscar ai due interpreti, per la disamina di un rapporto sentimentale ancor oggi degno di ammirazione totale. Certo, il genio di Woody. Ma pure il talento di Diane Keaton, eccezionale nel dipingere un personaggio nel quale convivono forza e fragilità, determinazione e insicurezza. Oseremmo affermare un personaggio vivo, per quasi esclusivo suo merito. Nulla di strano che poi Allen le affidi una parte anche nel suo lungometraggio maggiormente ispirato dal nume Ingmar Bergman, cioè Interiors (1978). Un altro volto di Diane Keaton, intensamente drammatico. Eppure efficacissimo.
Del resto già le partecipazioni nelle prime due parti de Il Padrino griffato Francis Ford Coppola stavano lì a raccontarci di un’attrice prodigiosamente poliedrica. Capace di affascinare anche al di là dello schermo. Dove il concetto assai discutibile di bellezza oggettiva passava decisamente in secondo piano. Perché c’era ben altro, di cui rimanere incantati.
Dopo un altro classico come Manhattan (1979) i fecondi settanta tramontano e arrivano gli ottanta, decade leggendaria, con altri ruoli di rilievo per Diane. Tipo il corale, ambizioso Reds di Warren Beatty, giornalista americano in loco alle prese con la rivoluzione bolscevica. In un cast all-stars quale presenza muliebre spicca? Risposta assolutamente retorica. Una performance attoriale di assoluto rilievo anche nel melodramma a tinte forti firmato da Alan Parker Spara alla Luna (1982), crisi di coppia che acquista credibilità assoluta nelle interpretazioni sue e di Albert Finney, per un’opera ampiamente sottovalutata. Nel bellissimo Fuga d’inverno (Mrs. Soffel, 1984) di Gillian Armstrong fa invece coppia con un giovane Mel Gibson, tra scenari nevosi che esaltano il volto irregolare ma bellissimo della protagonista. Un dramma altrettanto riuscito.
Non a caso nel 1988 Leonard Nimoy (proprio il signor Spock della leggendaria serie televisiva Star Trek) la eleva simbolo di emancipazione femminile in Diritto d’amare, dramma senza troppe pretese che si ricorda solamente per la sua, intensissima, interpretazione.
La carriera di Diane Keaton, ad ulteriore testimonianza della sua intelligenza, vede anche alcune regie. Di lungometraggi, ma anche di un episodio della serie televisiva di culto I segreti di Twin Peaks, fiore all’occhiello di una personalità difficilmente imitabile.
Con l’andare dell’età Diane Keaton porta la propria classe recitativa in rilassanti commedie sentimentali più o meno riuscite. Titoli quali Il Club delle prime mogli (1996) e Tutto può succedere (2003) non aggiungono molto al curriculum di un’attrice capace di affermarsi in un mondo a prerogativa strettamente maschile. Una carriera che è anche un’eredità preziosa per tutte coloro che si accingono ad intraprendere questo mestiere. Restano i ricordi dei suoi film, ma pure molto altro. Prima di intristirci al pensiero, anche degli anni che scorrono.
Daniele De Angelis









