Specchi e quarte pareti
Una location mistica ed emblematica, impossibile non lasciar sprigionare l’associazione di idee: la chiesa e il giudizio, l’altare e la parola, la luce e il riscatto. Il cielo, la caduta e una nuova identità. L’incontro con cui cui Kevin Spacey ha intrattenuto un nutritissimo pubblico nella suggestiva scenografia della chiesa di San Francesco ha rivelato un performer inscalfibile e un essere umano al contrario ancora chiuso dalle ferite.
Incalzato dalle domande del giornalista Giovanni Boani, Spacey ha illuminato l’evento clou del Lucca Film Festival 2025 con un amarcord semplice ma ficcante, in una carrellata che ha ripercorso non solo le tappe principali della sua carriera, ma anche alcuni aspetti sull’identità dell’attore, sia di cinema che di teatro.
Dall’importanza della madre, prima spettatrice delle sue imitazioni dei grandi nomi della golden age hollywoodiana (ha qui riproposto James Stewart), a quella del “padre”, quel Jack Lemmon che lo prese da giovanissimo sotto l’ala protettrice: le parole di stima, devozione e profondo affetto, non sono mai cambiate nel corso degli anni e anche in questa masterclass il nome del protagonista de L’Appartamento è più volte tornato, a confermare l’importanza che ha tuttora nella vita di Spacey.
Ricordati gli esordi, soprattutto teatrali, il grande attore ha poi iniziato l’iter di ricordi dei grandi successi dagli anni Novanta in poi: I Soliti Sospetti, l’incontro con David Fincher per Seven (film per il quale non era stato inizialmente preso), la consacrazione definitiva con American Beauty.
Arrivati a House of Cards, l’attore non solo ha ricordato come Fincher gli chiese di rivedere l’originale serie britannica (che già conosceva perché molto amata dalla madre) e di come il nome del protagonista fu cambiato da Frank Urquhart a Underwood per americanizzarlo, ma non ha lesinato una frecciata alla produzione, la quale – come ben noto – ha escluso Spacey dall’ultima stagione in seguito agli scandali che lo hanno coinvolto: rievocando la celebre rottura della quarta parte del suo personaggio, Spacey ha ricordato come Frank non sia effettivamente morto e che quindi la sua eliminazione in fase di produzione non corrisponde a una sua soppressione tout court.
Gioco di riflessi che non riusciamo a non rendere auspicio: sebbene, in pieno confessionale, abbia affermato che l’ambizione di essere l’attore migliore sia stata sostituita da quella di essere di un uomo migliore, il desiderio di tutti è di rivedere il due volte Oscar in progetti e ruoli degni del suo livello.
Riccardo Nuziale









