Il vento sotto i piedi

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8.0 Awesome
  • VOTO 8

Un mondo (felicemente) sottosopra

Questa estate si è tornati a vivere il cinema. E un contributo di primo piano l’ha offerto un’edizione di Videocorto Nettuno, quella svoltasi tra il 21 e il 23 agosto al Forte Sangallo (coi salotti pomeridiani del festival, amabilmente tenuti da Lucilla Colonna, dislocati invece al Lime tropical bistrot) che doveva essere per forza di cose speciale: soffiare su 25 candeline è infatti privilegio di chi ha portato avanti un’idea per anni, con grande cura e passione.
A detta dei giurati, capitanati per l’occasione da Pino Quartullo, è stato davvero difficile districarsi tra i tanti premi previsti, considerando il livello eccezionalmente alto della selezione. Di bei lavori in concorso se ne sono visti parecchi, ma a colpire è stata soprattutto la varietà degli approcci. Anche a livello di genere: corti ansiogeni, commedie, piccoli film sperimentali e poetici, persino un mockumentary. Tra tanti, però, è un breve documentario quello su cui ci vogliamo soffermare ora; un documentario che è poi soave diario di bordo, attraverso una Roma nascosta e con una guida d’eccezione: Monsieur David, protagonista del così intimo e sognante Il vento sotto i piedi.

Del resto quello diretto da Kassim Yassin Saleh, cineasta/attore spesso al centro qui in italia di progetti improntati a una visione libertaria e multiculturale, è realmente un cortometraggio “fatto coi piedi”, come qualcuno in giuria ha argutamente osservato. Nel senso più positivo, però, che si può estemporaneamente accostare a tale espressione.
Difatti l’eccentrico e generoso Monsieur David proprio questo si è inventato, il “Teatro del Piede”, una originale forma di spettacolo volta a ribaltare giocosamente le prospettive abituali, con l’interprete sdraiato sulla schiena e i piedi in aria, abilmente camuffati, a proporre piccole storie, personaggi scanzonati e adorabili, buffi siparietti umoristici.
Kassim Yassin Saleh non si è limitato a mettersi al servizio di questa singolare arte, ma si è divertito a pedinare Monsieur David nei meandri di una Roma diversa dal solito, tra murales e nuovi spazi di aggregazione, tra spettacoli per i bimbi e strani incontri. Lo ha fatto empatizzando col personaggio al centro della scena, ma dando risalto anche all’ambiente circostante, con idee di regia spinte fino a condensare in un quasi impercettibile “campo e controcampo” l’alternarsi di una prima esibizione di Monsieur David all’aperto, osservata proprio dal suo punto di vista, ed un’altra alla fine sul palcoscenico, vista invece dal pubblico. Ed è bello che l’atto finale abbia avuto luogo in uno degli spazi più ameni e gaudenti della capitale, quella Conventicola degli Ultramoderni dove abbiamo rivisto all’opera con piacere artisti come il Sior Mirkaccio, dai baffi inconfondibili, e Madame De Freitas.  Chapeau. Tanto di cappello, anzi, di piede.

Stefano Coccia

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