Ikos

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8.0 Awesome
  • voto 8

Senza difesa

Vivere in contesto sociale ammantato di cosiddetta normalità è già questione difficoltosa. Sopravvivere ad uno status di presunta diversità rispetto alle convenzioni comuni diventa impresa ai limiti dell’immaginabile. Attraverso il cortometraggio Ikos – il cui significato dal greco può voler dire molte cose, da lasciare all’interpretazione soggettiva – il regista Giuseppe Sciarra ha compiuto innanzitutto un gesto di enorme coraggio, raccontando il proprio travagliato passato. Ed è per tale motivo che qualsiasi analisi critica del suo lavoro non può che compiere il classico passo indietro, lasciando spazio al flusso di sentimenti ed emozioni che la visione inevitabilmente provoca.
Ikos non è un documentario in senso stretto, anche perché Sciarra inserisce nel corso del racconto, scandito dalle autentiche immagini del suo passato, anche inserti di finzione. Momenti altamente simbolici che conducono lo spettatore verso quella dimensione poetica e “trascendente” alla quale un’opera cinematografica può legittimamente ambire, raggiunta dallo stesso Sciarra con grande efficacia nel suo corto Venere è un ragazzo, recensito proprio sulle nostre pagine. Eppure il dolore si fa sensazione tattile non tanto quando lo stesso Sciarra appare coronato di spine a testimoniare visivamente una definitiva tappa del proprio personale calvario di essere umano che tanto, troppo, ha sofferto; lo sconforto assoluto arriva quando la voce over dello stesso Sciarra nonché del proprio alter ego cinematografico narrante, per l’occasione interpretato dall’attore Edoardo Purgatori, si sovrappone alle immagini di repertorio che ritraggono un’infanzia ed una adolescenza, quella appunto del regista, apparentemente serena e felice al pari di chiunque altro. Ma in realtà condizionata in modo irreversibile da ciò che avveniva “dietro le quinte”, ovvero continui episodi di inaudita violenza non solo verbale da parte dei coetanei a rimarcare una diversità che non avrebbe avuto motivo di essere. Più che l’ignoranza dei ragazzi a lasciare sgomenti è l’indifferenza del mondo degli adulti, quando non addirittura il godimento nell’assistere al “divertente” spettacolo della violenza psicologica e fisica. Forma di sadismo e vigliaccheria, peraltro, riscontrabile ogni giorno sulla piazza virtuale dei vari social, in cui l’anonimato riesce a dare adito ai peggiori istinti.
Ikos non rappresenta dunque solo un manifesto di denuncia contro ogni forma di bullismo. Il lavoro di Giuseppe Sciarra va ben oltre, descrivendo con dovizia di particolari – in soli quindici minuti – una discesa negli abissi della miseria umana alla quale solo a pochi fortunati è concesso il lusso di un ritorno. Un viaggio in cui la solitudine estrema sembra l’unico compagno possibile, in cui persino la famiglia di appartenenza, spesso impotente, può essere risucchiata nel vortice di una situazione totalmente negativa.
Se la strada da percorrere è ancora lunga ed impervia per giungere al traguardo di considerare la “diversità” in ogni sua espressione (sessuale, fisica, religiosa e quant’altro) come normalità assoluta, la visione di Ikos riesce ad offrire certamente un importante contributo in tal senso. Perché il tempo che scorre può anche, per fortuna, sancire la vittoria sull’ingiustizia e sul destino avverso. Come nel caso dello stesso Sciarra. Sempre ricordandosi delle persone che hanno ceduto di fronte alla depressione scaturita dalla prevaricazione e dall’emarginazione. Quando forse anche solamente una mano tesa sarebbe stata di determinante supporto. Ikos, oltre ai suoi pregi sin qui menzionati, ci invita anche a guardarci sempre attorno, cercando di capire chi possa avere bisogno di aiuto. Potrebbe essere chiunque di noi, in qualsiasi momento dell’esistenza. Anche quelle che appaiono momentaneamente al riparo da qualsivoglia intemperie.

Daniele De Angelis

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