Hostiles

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5.0 Awesome
  • voto 5

La stretta via della violenza

Esiste una sottocategoria di film, non specificamente riferibile ad alcun genere preciso, capace di far leva sul cosiddetto senso di colpa generalizzato per tentare di coinvolgere il pubblico al quale si rivolge. Inutile sottolineare come i risultati artistici di tali opere lascino quasi sempre parecchio a desiderare. Buon ultimo a scivolare (volontariamente?) in tale trappola ecco il western Hostiles, designato film d’apertura della dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma. Tutto l’armamentario della grossa produzione improntata alla massima furbizia risponde presente all’appello. Cast più o meno di grido (Christian Bale, Rosamund Pike, Wes Studi più altri caratteristi di valore in ruoli di contorno, come Peter Mullan e Ben Foster), splendidi panorami naturali, regia al servizio di un contenuto che prevede, tra l’altro, una separazione così netta tra buoni e cattivi da far rimanere interdetto anche un bambino. Comunque assodato che il tasso di violenza presente in Hostiles non rende consigliabile la visione del film ai minori, pare giusto allora concentrarsi sul “messaggio” che propugnano lungometraggi di questo genere. Secondo Hostiles la fine dell’Ottocento nel Nuovo Mondo vede la presenza di pellerossa cattivi – i Comanche, spietati sterminatori di famiglie a scopo di lucro – e nativi buoni, nella fattispecie un gruppo famigliare di Cheyenne che il capitano Joseph J. Blocker, di suo avvezzo a combattere in ogni modo possibile quelli che lui definisce sprezzantemente selvaggi, si trova a dover scortare, per ordini superiori, fino al loro territorio natio.
Bene. Anzi, male. Perché ne succedono di tutti i colori, nel corso di una sceneggiatura talmente incerta tra richiami al classicismo formale di John Ford e qualche velata critica alla funesta era Trump delle divisioni imperanti da non sapere bene su cosa concentrarsi. Nel dubbio i bianchi riflessivi ripetono come un mantra ossessivo quanto male abbiano fatto a coloro che popolavano quelle terre ben prima di loro; mentre quelli dal pensiero rozzo rivendicano da par loro l’assai opinabile principio della superiorità razziale. Inutile dire che basterà un viaggio a far cambiare idea al nostro capitano interpretato da Christian Bale, poco verosimilmente pronto a dichiarare la propria incondizionata amicizia al capo Cheyenne Falco Giallo dopo averlo trattato con arrogante senso di superiorità per almeno metà film.
In questo guazzabuglio di idee scarsamente originali il regista Scott Cooper prosegue imperterrito la sua opera di “normalizzazione” ad uso e consumo di palati facili dei vari generi in cui si cimenta: dopo il film musicale di Crazy Heart (2009), il melodramma a tinte forti de Il fuoco della vendetta – Out of the Fornace (2013) e il gangster-movie del fiacco Black Mass (2015), tocca ora per l’appunto al western di Hostiles, un vero e proprio concentrato di retorica e luoghi comuni persino nelle sequenze che in teoria dovrebbero essere squisitamente d’azione. Per tacere dei momenti in cui Cooper, anche sceneggiatore insieme al veterano Donald E. Stewart, non permette ai personaggi di disquisire di esistenzialismo e religione, con pensieri talmente involuti da accarezzare con inusitato virtuosismo la parodia involontaria di qualsiasi recente film di Terrence Malick.
Da salvare, insomma, la bella fotografia realistica di Masanobu Takayanagi, l’interpretazione di un adombrato Christian Bale e qualche momento che vagamente riecheggia l’epopea pionieristica del tempo che fu. Troppo poco per un film quasi del tutto sbagliato, con personaggi sbozzati con l’accetta e la cui auto-assolutoria morale di fondo è che gli Stati Uniti, in senso metaforico, sono un paese nato e pasciuto all’insegna della violenza dove solamente uomini e donne di buona volontà riescono a sopravvivere adattandosi ad esso nel buon nome dell’occhio per occhio, eccetera. Da sculto assoluto poi l’epilogo, con il povero capitano – tornato infine in abiti borghesi – a macerarsi l’animo prima di prendere la decisione più ovvia di rifarsi una vita in compagnia della bella vedova Rosamund Pike e la piccola indiana sopravissuta, il tutto sottolineato da una colonna sonora pomposa e invadente. Il Western – scritto con la maiuscola per la nobiltà intrinseca del genere – avrebbe bisogno di sguardi ben più approfonditi e di “radicale” modernità per vedere la luce in questi frenetici anni 2.1 da usa e getta cinematografico. Hostiles, dal proprio canto, non fa null’altro che adeguarsi alla tendenza.

Daniele De Angelis

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