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Gli elefanti

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VOTO: 7,5

L’empatia degli umani e l’empatia dei pachidermi

Di fronte all’aridità di fondo della società contemporanea, il regno animale è spesso foriero di esempi positivi, virtuosi. Proprio all’inizio del bel corto di Antonio Maria Castaldo, nello spazio comune di una caserma dei vigili del fuoco uno dei pompieri che vedremo presto in azione sta guardando con attenzione alla TV un documentario sugli elefanti, ammirevoli sia per i comportamenti solidali presenti nel branco che per la capacità di provare vera e propria empatia, quando uno di loro è in difficoltà. Qualità sempre più rara tra gli stessi esseri umani. La metafora è bella e pronta. Quando una chiamata d’emergenza interrompe tale momento di pausa e di riflessione, segnalando l’incidente occorso a una macchina, l’azione di salvataggio nei confronti dell’autista per cui alcuni di quegli uomini sono stati allertati porrà loro davanti non soltanto una vita in pericolo, ma un ben triste background esistenziale destinato a chiamare in causa tutte le loro doti empatiche. Giusto per restare in tema.

Al pari del successivo In Re minore, programmato alla diciassettesima edizione di Ortigia Film Festival dopo il passaggio a Venezia82, Gli elefanti è stato realizzato dal regista Antonio Maria Castaldo e dal co-sceneggiatore Gianluca Grazini in perfetta simbiosi con quel Dipartimento pubblico dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, di cui gli autori dimostrano innanzitutto d’aver compreso appieno sia i fondamenti etici che il modus operandi.
Del corto, girato nelle Marche e selezionato la primavera scorsa per Il Festival Internazionale della Cinematografia Sociale “Tulipani di Seta Nera”, si fa apprezzare anche l’intensità degli interpreti, con Totò Onnis e Marco Aceti in primo piano. L’operazione di salvataggio che vede coinvolti i protagonisti è girata poi con la giusta tensione, nonché con una tempistica (ben studiata in montaggio) che permette di far emergere determinati risvolti umani nel modo e nel momento più opportuno. A completamento della visione, che può generare negli spettatori più sensibili un forte coinvolgimento emotivo, l’inserimento nella colonna sonora dello stupendo brano musicale di Andrea Laszlo De Simone, Conchiglie, che negli ultimi tempi abbiamo visto usare spessissimo al cinema. E anche questo non è un caso.

Stefano Coccia

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