Ferine

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8.0 Awesome
  • VOTO 8

Il segreto del bosco

Nonostante gli innumerevoli tentativi ai quali assistiamo ogni anno, risulta comunque difficile riuscire a scovare nel nutrito sottobosco della produzione breve nostrana un horror degno di nota, o meglio capace di soddisfare veramente la sete di sangue e brividi dei palati più esigenti. Ma la ricerca assidua e paziente di tanto in tanto premia gli audaci e chi come noi con attenzione frequenta abitualmente il genere e il formato in questione. Se all’estero le piacevoli sorprese arrivano con molta più generosità, la produzione made in Italy di cortometraggi inscrivibili al suddetto filone è purtroppo piuttosto avara di soddisfazioni. Tuttavia capita, anche se di rado, che un fulmine a ciel sereno squarci lo schermo quando meno te lo aspetti. È il caso di Ferine, lo short scritto e diretto da Andrea Corsini, presentato in concorso alla 34esima Settimana Internazionale della Critica in occasione della 76esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.
La pellicola ci catapulta in media res al seguito di una donna che vive in una villa in apparente stato di abbandono che sorge sul confine tra la società civilizzata e un bosco selvaggio dal quale è appena uscita a piedi nudi e sporca di fango. La donna raggiunge un centro commerciale nel quale inizia ad aggirarsi nei grandi parcheggi desolati e a pedinare un uomo a cui sembra voler tendere un agguato. Dai suoi gesti emerge qualcosa di feroce e minaccioso. Tutto sembra ricondurre a quel bosco, un luogo che nasconde la vera natura delle sue azioni. Ed è lo stesso cineasta a chiarire ulteriormente in quale recinto drammaturgico e tematico la sua opera si muove nel senso letterale del termine come una belva in gabbia: «Ferine è un film sui confini, quelli tra mondo civilizzato e mondo selvaggio, tra amore e paura, quelli della natura umana in costante conflitto tra una parte razionale e una primitiva e animale. Ho voluto raccontare una storia che riflettesse su quanto siamo disposti a scendere a compromessi e ad accettare il mostro che c’è in ognuno di noi».
Un magma incandescente di argomentazioni che l’autore riesce a domare e a far coesistere in un plot che a conti fatti si rivelerà piuttosto semplice e lineare, tanto nel suo epilogo quanto nel percorso narrativo che lo anticipa, ma che proprio nella sua sconvolgente semplicità troverà il modo di graffiare la retina dello spettatore di turno. Tensione latente da dramma psicologico e folate improvvise di violenza animalesca scandiscono sullo schermo il ritmo di un’escalation che porta diritti all’efferato. Corsini non ha però bisogno di mostrare l’orrore della mattanza attraverso lo smembramento e i dettagli macabri tipici dei torture porn di nuova generazione, ma ce lo fa vivere in tutta la sua potenza emotiva con una regia che filma l’atto della lacerazione della carne senza mercificarlo. Tutto è riportato allo spirito di mera sopravvivenza e degli istanti primordiali e materni, quelli di una donna (notevolissima la performance fisica e priva di dialoghi di Anna Della Rosa) che nutre e si nutre, si accoppia selvaggiamente e si riproduce.
Ma il vero punto di forza di Ferine sta nella messa in scena e nella qualità indiscutibile della confezione, che per atmosfere, stile e fotografia (ottimo il contributo di Francesco Di Pierro) richiama alla mente e riecheggia l’horror indipendente a stelle e strisce di vecchia scuola alla Tobe Hooper, ma anche i fasti del cinema del terrore battente bandiera tricolore di Mario Bava e Dario Argento. Un mix di stilemi e immaginari che hanno pompato linfa vitale alla scrittura del cineasta bresciano e al suo efficacissimo lavoro di messa in quadro, che denota una maturità piena e consapevole. A questo punto non vediamo l’ora di vederlo alla prova sulla lunga distanza.

Francesco Del Grosso

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