Home In sala Archivio in sala F1

F1

289
0
VOTO: 7

Avventura automobilistica visivamente sontuosa ma che inciampa nei cliché

La scuderia di Formula 1 Apex, fondata dall’ex pilota Ruben Cervantes (Javier Bardem), sta andando malissimo: a nove gare dalla fine del campionato ha totalizzato zero punti e finanziariamente la situazione è disastrosa. Per evitare di essere esautorato dal consiglio di amministrazione, e vedere la sua creatura venduta dagli scontenti investitori, Cervantes contatta quello che era stato agli inizi degli anni Novanta il suo compagno di scuderia, la giovane promessa Sonny Hayes (Brad Pitt), la cui carriera si era bruscamente interrotta a causa di un pauroso incidente. Non è facile riportare un guidatore ormai in età avanzata nella Formula 1 odierna, nonostante Sonny nell’ultimo trentennio abbia continuato a gareggiare in molteplici campionati in giro per il mondo, mantenendo affinate le sue capacità ma senza mai riuscire a guadagnare abbastanza, tanto da vivere in uno scassato furgone a bordo del quale vaga da un circuito ad un altro.
Nonostante questo, Cervantes riesce a imporre la sua decisione ad uno staff tecnico seriamente perplesso, soprattutto nel caso del capo ingegnere Kate McKenna (Kerry Condon), prima donna a rivestire questo ruolo nel grande “circus”. A complicare il tutto ci si mette il brutto carattere arrivista e spaccone del giovane secondo pilota della Apex, Joshua Pearce (Damson Idris), che mal digerisce l’arrivo dell’ormai stagionato rinforzo. Sonny deve cambiare il prima possibile le pessime prestazioni della squadra, portare finalmente a casa dei punti e riuscire a vincere quantomeno un gran premio, così da salvare la scuderia che Ruben, ingenuo sognatore, sta rischiando di mandare in rovina. L’aspettano nove gare ad altissimo livello adrenalinico dove è vietato sbagliare.
F1, il progetto del regista Joseph Kosinski, che firma il soggetto assieme allo sceneggiatore Ehren Kruger, è un film ambiziosissimo, che con la stessa squadra creativa di Top Gun: Maverick (successo planetario del 2022) desidera portare sullo schermo una delle esperienze più realistiche ed immersive mai viste nell’ambito delle pellicole motoristiche. E, diciamolo subito, tecnicamente questo è un prodotto incredibile, dotato di quelle che sono tra le migliori sequenze mai girate per un film ambientato nel mondo delle corse. Questo si deve non solo all’innegabile talento di Kosinski, ma anche alla inedita idea di seguire realmente con la troupe il campionato mondiale di Formula 1 degli scorsi anni, dunque riuscendo a girare direttamente in pista, usufruendo dei reali autodromi proprio nei giorni in cui gli autentici gran premi avevano luogo e, di conseguenza, giovandosi della presenza delle vere personalità che lo popolavano (tanto che, non è una sorpresa, abbondano camei e comparsate di piloti, manager e team principal, da Verstappen a Leclerc, da Hamilton e Alonso a Vasseur e Wolff e tanti altri). Un tale realismo nel rappresentare la guida di un bolide lanciato ad oltre trecento chilometri orari si è vista raramente e, a proposito, complimenti a Brad Pitt che, novello Steve McQueen, è davvero il più delle volte alla guida della vettura, impegnato a macinare curve e rettilinei con invidiabile destrezza. Un ottimo sonoro accompagna dunque i virtuosismi visivi, coinvolgendo completamente il pubblico e facendolo sentire sfinito dalla fatica vissuta dietro al volante, complice un montaggio incalzante che a tratti scade però in quello che sembra essere un lungo “videoclip”. A lasciare a desiderare sono invece alcuni passaggi narrativi, spesso piagati dall’uso di alcuni cliché: senza rovinare nulla ai nostri lettori indichiamo in ordine sparso alcune svolte romantiche telefonatissime, una storia di spionaggio industriale raffazzonata e tanti momenti tra Sonny e Joshua che ricalcano scontri generazionali già visti in abbondanza. Inizialmente sembra voler essere celebrata l’epoca d’oro della Formula 1, quella di Senna e di Schumacher, anche grazie all’atteggiamento sprezzante del protagonista che si attiene ai propri metodi e ai propri valori, scontrandosi quindi con numerose storture attuali quali il divismo eccessivo dei piloti, una tecnologia fin troppo invadente e le ridicolaggini derivate dall’atteggiamento della stampa e dal fenomeno nocivo dei social. Un elemento questo che però, col passare del tempo, si va annacquando lasciandosi così alle spalle anche l’ottima colonna sonora “vintage” sostituita da dozzinali motivi rap. E parlando proprio di tempi, bisogna dire che anche la lunghezza (due ore e mezza abbondanti!) non aiuta, sperperando minutaggio in dialoghi banali e lasciando spazio a personaggi inseriti in modo incomprensibile, non si sa per mere necessità “inclusive” o perché si è tentato goffamente di illustrare anche quei ruoli che capita di ignorare quando si parla di Formula 1. Su tutti, l’anonima e inutile presenza di una giovanissima componente dello staff che, durante i pit stop, si occupa del cambio delle gomme. Altra nota dolente è la superficialità con cui si affronta una questione complessa come la strategia di gara che, stando a quello che si vede, si riduce proprio al tipo di pneumatici che vengono montati o all’ordine con cui questi sono utilizzati, un buon modo però di esibire lo sponsor Pirelli, sventolato decine e decine di volte. E non è il pilota che può decidere di colpire i veicoli degli avversari, o di violare e abusare impunemente il regolamento per ovviare alle mancanze tecniche della sua auto, anche in barba agli ordini precisi dati dal team principal. In altre parole, nonostante il pretestuoso titolo, la Formula 1 che viene rappresentata non è quella vera e, pur comprendendo le ovvie e necessarie semplificazioni di un prodotto pensato per l’intrattenimento, pare di capire che il pubblico cui ci si vuole rivolgere non è quello degli appassionati che invece, quasi certamente, noteranno la valanga di incongruenze propinate durante la vicenda. Come si è detto una tappa di un campionato di Formula 1 non funziona semplicemente decidendo le gomme da usare, ci sono le qualifiche (che richiedono strategie diverse e che qui invece non si vedono mai) e c’è uno studio attento che non può ridursi ad una donna che, lavorando una sera fino a tardi davanti al computer, elabora una semplice aggiunta alla carrozzeria che magicamente rende un’auto competitiva con le più grandi scuderie del mondo. Non si parla mai di motori, di assetti, di portanza degli alettoni, temi certamente più intricati per la (forse) maggior parte degli spettatori, ma che magari era meglio non eliminare per intero. E a dirla tutta, un pilota come Sonny Hayes oggi non potrebbe neanche gareggiare in quanto sprovvisto della superlicenza di guida FIA (e no il personaggio, per via della sua ultratrentennale assenza e dei gravi danni fisici ancora presenti non potrebbe riaverla, tantomeno nel giro di pochi giorni), per cui quello che vuole essere “il” film della Formula 1 sconfina nell’assurdo dopo appena venti minuti, perché decidere chi guida un’auto in un gran premio non è qualcosa che si fa entrando in un bar e chiacchierando davanti ad una birra con un tizio qualsiasi, anche se talentuoso, per poi schierarlo in pista la settimana dopo.
Insomma, tecnicamente questa pellicola è una vera meraviglia e i momenti divertenti e coinvolgenti non mancano, anche se una sceneggiatura scontata, che non vuole osare, in alcune parti dispersiva e a conti fatti per nulla realistica, la priva di quelle emozioni che hanno saputo donare altri titoli come il Rush di Ron Howard (2013) o il LeMans ‘66 di James Mangold (2019), anch’esse imperfette e fantasiose, ma forse dotate di più “cuore”. Chi però, appassionato o meno di corse, desidera semplicemente divertirsi con sequenze mozzafiato, ammirare eccezionali scene di corsa e un Brad Pitt in grandissima forma, sarà senza dubbio soddisfatto della sua esperienza e di un’opera cinematografica che probabilmente avrà ottimi riscontri al botteghino.

Massimo Brigandì

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

sedici + undici =