Euphoria

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8.5 Awesome
  • voto 8.5

Inquietudine adolescenziale

HBO è sinonimo di garanzia. Con queste parole iniziamo a parlare della nuova serie prodotta dal canale via cavo americano già realizzatore di serie che continuano a riscuotere un ottimo successo a livello di pubblico e critica. Dal 16 giugno, negli Stati Uniti, ha iniziato ad essere trasmessa questa serie televisiva che ricalca lo stesso titolo usato da Valerio Golino per il suo secondo lungometraggio da regista (corretto poi in Euforia italianizzato). Euphoria di HBO, prende spunto da un’omonima serie televisiva israeliana che racconta le difficoltà di un gruppo di giovani studenti liceali nella loro missione più difficile: crescere. L’idea di una trasposizione made in Usa, è venuta al regista, sceneggiatore e produttore Sam Levinson, il quale si è caricato il lavoro sulle spalle e ne ha prodotto questa versione statunitense ricchissima di sfumature e piena di suspense. Oltre ad esserne l’ideatore e lo sceneggiatore, Levinson si è anche dilettato nella direzione di alcuni episodi. Euphoria, come abbiamo già accennato, è una serie che ha per protagonisti i giovani, in particolare, un gruppo di liceali americani tra i quali spiccano diversi personaggi ben congeniati e descritti. Fin qui ci sembra di parlare di serie come Skam o Baby (anche se hanno un tema generale diverso); ma Euphoria è qualcosa che va ben oltre questi lavori citati, leggendo capirete perché. Ogni episodio della serie, ci presenta un personaggio che fa parte del cast. La narrazione è riportata in terza persona ed è raccontata allo spettatore dalla voce narrante di una delle protagoniste, la giovane Rue (che ha le fattezze della giovane Zendaya). Ognuno dei protagonisti della serie, nasconde oscuri segreti e vive la vita non sempre aderendo alle regole. Anzi, Euphoria stessa, come anche recita il titolo della serie, significa proprio violare quelle regole che sono alla base del vivere generando così un costante stato di euforia. Rue è una giovane tossicodipendente uscita dalla riabilitazione ed è la protagonista principale della serie, ma non è l’unica. Il gruppo liceale che ella frequenta, include la neo arrivata Jules (Hunter Schafer), una ragazza bionda con atteggiamenti tipici da nerd; Kat Hernandez (Barbie Ferreira), una ragazza sovrappeso con forte tendenze erotiche; Maddie (Alexa Demie) ragazza ispanica un po’ narcisista ed egoista allo stesso tempo e Lexi (Maude Apatow) migliore amica di Rue, fino all’arrivo di Jules. Nella sua delicata opera di sceneggiatura, Levinson riesce anche ad inserire anche una figura che funge da villain che in Nate Jacob (Jacob Elordi) trova la sua incarnazione. Un personaggio circondato da una folta oscurità creata dall’opprimente ombra del padre Cal (Eric Dane), personaggio di spicco nella cittadina locale. Ogni episodio racchiude momenti passati e intrecci tra i personaggi che è interessante vedere come si congiungono col passare dei minuti.
Il tema principale di Euphoria, come abbiamo già stabilito, è la mancanza di regole. Questa porta sempre a situazioni di forte disagio in cui ogni personaggio vive la sua. E’ difficile trovare dell’allegria all’interno della serie; la forte impronta drammatica, immessa dallo sceneggiatore, si trascina dal principio fino al termine della prima stagione. Registicamente parlando, questa forte drammaticità è accompagnata da una fotografia che mantiene esclusivamente un tono dark; talmente forte che è quasi impercettibile notare i brevi momenti di luce. Droga, sesso, alcool, tradimenti e quant’altro sono elementi determinanti che evidenziano il successo di una serie che in patria sta facendo molto parlare di sé, ma come mai? (direte voi). Il motivo è abbastanza semplice. Euphoria nasce per raccontare quel mondo nascosto nelle generazioni di adolescenti che spessissimo tendono sempre a spingersi oltre i propri limiti. Il prodotto tenta in ogni modo di descriverci quel mondo molto simile ad un girone dell’inferno dantesco. Per farlo, si è deciso di violare le regole del politically correct, mostrando sullo schermo immagini forti e spesso anche violente, coadiuvate da un linguaggio più improntato all’adolescenza. La serie stessa, in fin dei conti, è un messaggio. Un avvertimento a non intraprendere strade dalle quali è difficile, se non impossibile, uscire. Intanto che la prima stagione volge al termine, il successo critico e i buoni dati di ascolto, hanno portato HBO a rinnovare Euphoria per una seconda stagione. Chissà quali saranno gli altri limiti che Rue e i suoi compagni tenteranno di oltrepassare.

Stefano Berardo

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