Come, dove e quando tutto ebbe inizio
Tutto si sa ha una fine e per Gomorra, almeno sul versante televisivo, la quinta stagione sembrava avere chiuso una volta per tutte le ostilità. Correva il 2021 e per la serie nata e ispirata dalle pagine del bestseller omonimo di Roberto Saviano del 2006 gli ultimi episodi andati in onda nel dicembre di quell’anno suonavano come i titoli di coda dello show. Ma ciò che ha una fine però ha anche un inizio e nel caso dell’opera in questione c’era moltissimo da dire su come tutto è cominciato.
Ecco allora che gli sceneggiatori Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli e Marco D’Amore sono stati chiamati a ricostruire e ripercorrere gli albori di Gomorra – La serie. Lo hanno fatto partendo dalle vicende di uno dei personaggi simbolo, quel Don Pietro capo della cosca dei Savastano nonché padre di Genny. Nella prima stagione era recluso in regime di 41-bis, dal quale riuscì ad evadere così da tornare a guidare il suo impero criminale in quel di Secondigliano, lo stesso che dovette abbandonare al termine della season successiva quando venne freddato a colpi di pistola da Ciro Di Marzio davanti alla tomba di Donna Imma, per vendicare la figlia Maria Rita uccisa su suo ordine per ritorsione e dopo avere avuto il nullaosta da Savastano Junior. Il resto è alle cronache. Ciò che non sappiamo è invece come il celeberrimo e sanguinario boss sia salito al potere. Per scoprirlo gli autori hanno riavvolto le lancette dell’orologio, portando sul piccolo schermo a partire dal 9 gennaio 2026 su Sky Atlantic i sei episodi (da 50-55 minuti cadauno) di Gomorra – Le origini. Nell’arco di sei episodi di quello che è di fatto un prequel si tratteggiano al contempo i trascorsi e la giovinezza del boss che noi tutti conosciamo e si scava sino alle radici del male endemico che ha sancito la nascita della moderna criminalità lungo i margini di Napoli.Ci ritroviamo catapultati negli Anni Settanta, in una città in piena trasformazione, povera e segnata dal contrabbando di sigarette. La storia inizia nel 1977 con un giovanissimo Pietro, figlio di nessuno, che cresce come fratello adottivo in una famiglia della parte più povera di Secondigliano. Ragazzo di strada, si arrabatta come può sognando un benessere che gli è ancora precluso. Si attraversa la perdita dell’innocenza di Pietro insieme ai suoi fratelli ed amici di sempre, le loro ambizioni e il suo primo grande amore, che, come per ogni adolescente, sarà folle e appassionato. L’incontro con Angelo, detto ‘A Sirena, il reggente di Secondigliano, segna poi il suo ingresso nel mondo della criminalità. Tra violenza, alleanze e tradimenti, Pietro scopre però a sue spese il prezzo che quella vita comporta.
La quarta trasposizione audiovisiva del romanzo di Saviano (se si contano anche il pluridecorato film di Garrone e lo spin-off/midquel L’Immortale), diretta a quatto mani da D’Amore e Francesco Ghiaccio, mescola il classico romanzo criminale a quello altrettanto codificato di (de)formazione, intrecciando faide, alleanze e lotte di potere, con la perdita dell’innocenza del giovane protagonista, qui interpretato da un convincente ed efficace Luca Lubrano. Nulla che la cinematografia e la serialità crime-ganster-noir non abbiano già ampiamente sviluppato e prodotto su larga scala e a tutte le latitudine, comprese le nostre dove con questo mix dai meccanismi collaudati ha già precedenti se si pensa a una fusione tra Romanzo criminale – La serie, La paranza dei bambini e Mare fuori con tanto di spin-off/prequel Io sono Rosa Ricci. In tal senso Gomorra – Le origini sfrutta i suddetti meccanismi, che tra l’altro appartengono alla sterminata letteratura di genere sin dalla notte dei tempi, senza aggiungere nuovi elementi significativi alla materia prima se non un elemento inedito per il mondo di Gomorra. Nello show in questione vengono chiamati in causa e messi a disposizione della vicenda di turno, del suo universo e immaginario pre-esistente, con il quale lo spettatore che ha già confidenza potrà via via ricomporre i pezzi. Oltre alla figura di Pietro sarà infatti possibile incontrare nel corso di quella che si prefigura essere il primo atto di nuove stagioni (la forbice da colmare per riallacciare i fili narrativi con i personaggi della serie è ancora ampia) anche altre che appartengono allo show, tra cui Immacolata “Imma” Ajeta e Annalisa Magliocca, ovvero le future Donna Imma e Scianel, quest’ultima giovane madre vittima della gelosia violenta del marito. In particolare, grazie alla prima viene introdotto nell’universo della serie un tema mai esplorato prima, vale a dire la Napoli bene che ripudia la periferia, qui rappresentato da una Imma adolescente che proviene da una famiglia per bene, da una realtà inconcepibile per Pietro e i suoi amici. Questa componente di natura e matrice shakesperiana è una novità assoluta e dal peso specifico rilevante ai fini drammaturgici, utile a diversificare e a fornire degli ingredienti nuovi alla ricetta passata.
Sul fronte più specificatamente tecnico la confezione regge l’impatto dettato dal cambio sostanziale di epoca, con una veste da period-drama che spostando l’azione dal presente agli anni Settanta ha in primis imposto una mutazione cromatica in termini fotografici e soprattuto scenografica. Camaleonticamente lo show e con esso la crew e il nuovissimo cast si sono adeguati, consegnando al fruitore una messa in scena qualitativamente in linea con gli standard ormai elevati della serialità nostrana.
Francesco Del Grosso









