Enfants Perdus

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7.0 Awesome
  • VOTO 7

Assenze

Si potrebbe anche dire, nella nostra posizione di spettatori, d’esser passati nel giro di pochi giorni da Thor: Ragnarok a Thor Bella Monaca. Ma questo da parte nostra è ovviamente solo un modo, bizzarro, di omaggiare quelle freddure da social network, con cui ci si sollazza sempre più spesso. Di vero c’è invece questo: il corto di Ermanno Dantini, Enfants Perdus, è ambientato in effetti a Tor Bella Monaca, una zona della periferia romana che ben si è prestata a ospitare questo piccolo “romanzo criminale”, che si configura anche come sofferto racconto di formazione. Ne è protagonista Adriano (Christian De Martino), un bimbo di otto anni la cui famiglia si mantiene confezionando e smerciando cocaina. Da quando il padre è finito dentro per una soffiata, pure lui è costretto a dare una mano, senza rendersi conto che i giorni della sua innocenza stanno rapidamente volgendo al termine…

Sin dalle prime scene sull’autobus, in cui un classico campo e controcampo introduce una relazione di sguardi tra il giovanissimo protagonista e un altro bambino, dall’esistenza probabilmente più normale, si intuisce che il regista vuole puntare proprio su questo, sulle geometrie di un linguaggio filmico semplice ma efficace, per ritagliare una parabola cinematografica asciutta e concisa intorno al punto di vista del ragazzino. Ci sono poi elementi di genere che rimandano alla crudezza di tanto altro cinema girato nelle periferie di Roma o magari a Ostia. Ma il lavoro di Ermanno Dantini si distingue anche per un coerente discorso sulle assenze. L’assenza di una vita regolare e tranquilla. L’assenza del padre finito dietro le sbarre. Più il progressivo venir meno, man mano che si sviluppa il racconto, di altre figure della famiglia da cui il piccolo Adriano sarà costretto a separarsi, in un modo o nell’altro. E tale cifra stilistica trova a nostro avviso un suo simbolico punto di riferimento nell’ideale cesura, rappresentata dall’inquadratura della cartolina di una spiaggia lontana, appiccicata sul frigorifero: il protagonista la guarda pensando al sogno di poter andare finalmente al mare con la madre, sogno che difficilmente potrà realizzarsi.
La suddetta inquadratura beneficia anche di un appena accennato rumore delle onde, in sottofondo, il che ci stimola a fare anche una rapida riflessione sulla colonna sonora: pure qui sembra prevalere una geometricità, per cui quel piccolo tocco straniante funge da intervallo in un tessuto sonoro dove sono le musiche composte da Giuseppe Morgante (e utilizzate in maniera, a dire il vero, fin troppo invasiva) a fare la parte del leone, creando un forte contrappunto emotivo. Mentre i rumori di fondo, inseriti come a voler ricondurre Enfants Perdus nella matrice del cinema del reale, accompagnano principalmente quei due viaggi in autobus che circoscrivono, all’inizio e alla fine, la traumatica esperienza del ragazzino, dando quindi all’arco narrativo del corto una tipica struttura ad anello.
Paradossalmente non del tutto convincente ci è parsa la direzione degli interpreti più giovani, quando sono soli in scena, mentre il cortometraggio sembra acquistare spessore attraverso la loro interazione coi pochi personaggi adulti, a partire dalla madre di Adriano impersonata da una Lidia Vitale in grande spolvero.

Stefano Coccia

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