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Saudade

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VOTO: 7

Le ragioni del cuore

Con la tesi dal titolo “Saudade – un diario: appunti sulla realizzazione di un film documentario”, Pietro Falcone ha completato il suo percorso accademico e al contempo ha posto le basi di quella che da lì a qualche anno diventerà la sua prima fatica dietro la macchina da presa battezzata Saudade, un lungometraggio documentaristico prodotto da IFA Scuola di Cinema nell’ambito del progetto IFA Glocal Film, presentato in anteprima mondiale nella sezione “Extr’a” della 33esima edizione del Festival del Cinema Africano, Asia e America Latina.
Dalla kermesse milanese è iniziato il percorso festivaliero della pellicola del regista pescarese che per il suo esordio ha deciso di fare la cosa più difficile, quella di parlare di sé e delle sue origini rispecchiandosi nelle esistenze dei suoi affetti, per la precisione della madre Nilde, all’anagrafe Jocénilde Gusmao Sodré. Con e attraverso di lei riavvolge le lancette, ripercorrendo sul filo della memoria la storia della sua famiglia, intrecciandola con le stagioni della vita di una donna, ma anche di una madre, di una moglie e di una figlia a sua volta. Per farlo l’autore si pone in ascolto e contemporaneamente porta avanti un’intima conversazione con la madre, della quale la cinepresa diventa una testimone oculare informata dei fatti, chiamata a raccogliere come una complice silenziosa un flusso di parole e immagini del presente. Queste vanno a tessere una narrazione orale e visiva nelle quale l’oggi si alterna e scava nei giorni che furono per fare riemergere il vissuto e le motivazioni che hanno spinto la Nilde poco più che ventenne a seguire la persona che amava dal Brasile all’Italia, laddove ha messo su famiglia ed è rimasta bloccata.
Il risultato è un racconto senza fronzoli, ma cauto, sentito e a intervalli poetico, in cui la ricostruzione e la rievocazione degli eventi va di pari passo con quelle emotive. I ricordi così facendo riaffiorano e scolpiscono il presente, creando un complesso ritratto umano e affettivo in cui il collante indissolubile di tutta la narrazione è il primordiale rapporto che lega un figlio alla propria mamma e viceversa. Ecco che Saudade mostra la sua vera essenza, portando all’attenzione dello spettatore di turno le tematiche universali che scorrono sulla timeline e nelle vene drammaturgiche alimentandole a getto continuo nell’arco dei sessanta e poco più minuti a disposizione. Si finisce inevitabilmente a parlare di amore, di sacrificio e di tutto ciò che una donna è capace di fare per amore suo e di quelli che la circondano. La mente in tal senso torna a Un’ora sola ti vorrei di Alina Marazzi o al più recente La pitturessa di Fabiana Sargentini.
Il tutto si riversa nelle pagine di un diario scritto in punta di matita dallo stesso regista con la collaborazione di Davide Palmisano e Tessa Zofia Laporese, quest’ultima meritevole di un’ulteriore citazione per avere saputo attraverso il montaggio cucire insieme i tasselli di un mosaico sulla carta anti-narrativo, dandogli una forma e una sostanza compiuta. Tasselli che corrispondono a sessioni di interviste che assomigliano più a delle confidenze fatte all’orecchio, che vanno poi a mescolarsi senza soluzione di continuità al found footage e agli home movies, che grazie al processo di editing e di restauro, ma anche alla componente audio (sound design di Daniele Guarnera) e musicale (di Giuseppe Lo Faro) tornano a rivivere sullo schermo con tutta la loro carica emotiva ed evocativa.

Francesco Del Grosso

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