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The Meatseller

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VOTO: 8,5

Una storia carnale

Nemmeno il tempo di gioire per la vittoria del David di Donatello di categoria che per The Meatseller e la sua autrice, Margherita Giusti, è già tempo di rituffarsi nel circuito festivaliero, laddove il percorso del cortometraggio della regista romana è iniziato nel settembre del 2023 con l’anteprima mondiale nella sezione “Orizzonti” dell’80esima Mostra Internazionale D’Arte Cinematografica di Venezia. A meno di 24 ore dalla vittoria della prestigiosa statuetta, il pluri-dercorato short ha fatto tappa alla 33esima edizione del Festival del Cinema Africano, Asia e America Latina, che lo ha ospitato all’interno della sezione “Extr’a”. Ed è durante la kermesse milanese che abbiamo avuto la possibilità di vedere ed apprezzare questa piccola perla animata che tanto sta facendo parlare di sé per le sue indubbie qualità sia in Italia che all’estero. Nel palmares infatti figura anche la vittoria di un importante riconoscimento all’Hong Kong International Film Festival 2024, ossia il Golden Firebird Award.
La Giusti ha scelto proprio l’animazione per raccontare una vicenda tratta da una storia vera, quella di Selinna Ajamikoko, una giovane ragazza nigeriana che sogna di diventare una macellaia, come sua madre. Per esaudire il suo desiderio, si imbarca in un lungo viaggio verso l’Italia, pieno di atrocità. In The Meatseller va in scena un’odissea umana di carne, di sangue e di sogni. È inevitabile vista la vicinanza ripensare a Io Capitano di Matteo Garrone per quanto concerne la comunione d’intenti e il tema, a cambiare semmai, oltre al minutaggio e al formato, sono il modus operandi e il linguaggio audiovisivo utilizzati dall’autrice per portare sullo schermo la vicenda di turno. La Giusti firma un documentario breve che si avvale dell’animazione e della voce narrante della protagonista per narrare e mostrare gli highlights di una storia fatta di dramma, stereotipi e riscatto, che tramite la metafora di un lavoro atipico per una donna ci guida in quella ricerca di identità che caratterizza ogni essere umano.
Non è la prima volta che l’animazione viene utilizzata in un documentario, ma quando ciò è avvenuto si è trattato prevalentemente di integrazioni o di escamotage e soluzioni visive utili a raccontare porzioni più o meno estese del racconto come ad esempio in La strada dei Samouni di Stefano Savona. Nel caso di The Meatseller l’animazione copre l’intera superficie della timeline rivestendo un ruolo fondamentale ai fini di un progetto in cui ha credito moltissimo anche Luca Guadagnino, al punto da volerlo produrre. La cronaca è purtroppo piena zeppa di tragedie in mare o di miracolosi salvataggi di migranti sbarcati sulle coste italiane, ma quella rievocata dalla regista romana è una storia potentissima, emotivamente coinvolgente e al contempo importante per i messaggi e le tematiche dal peso specifico rilevante dei quali si fa portatrice sana. Se poi è la voce della vera protagonista a raccontarla, allora la sua capacità performativa e di arrivare diritta al fruitore come un pugno assestato alla bocca dello stomaco aumenta di intensità e di forza impattante. A incidere ulteriormente è la scelta dell’autrice di optare per un tipo di animazione non classica e geometrica, dalle linee leggere e necessaria nei tratti, ma non per questo meno efficace. Mantenendo il realismo delle tematiche come bussola, il design punta su uno stile completamente libero da necessità di verosimiglianza, mai invasivo o fine a se stesso, che consente di arrivare all’astrazione dai modelli e alla conseguente trasfigurazione. Ecco che sullo schermo si materializzano figure volutamente incomplete, dalle forme irregolari e dai tratti sospesi, riempite da tinte tenui accostate al rosso scarlatto del sangue che strabordano dai contorni per colpire il cuore, la mente e prima ancora la retina dello spettatore.

Francesco Del Grosso

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