L’artista in viaggio
Se qualcuno non è stato ancora attratto dal mestiere dell’attore, guardando Duse The Greatest ideato e diretto da Sonia Bergamasco (co-sceneggiatrice insieme a Mariapaola Pierini) avrà l’occasione di restarne catturato e proverà la voglia di indagare. Questo documentario trasuda di vita e di passione nei confronti di Eleonora Duse in quanto donna e artista, passione verso la professione dell’attore ed è proprio con quello sguardo curioso (della parte bambina che si mescola con la consapevolezza dell’esperienza) che la Bergamasco condivide questa “attrazione”, diventando contagiosa… ci prendiamo questa licenza, un po’ come l’eco della sua risata inconfondibile (che si trova anche in questo lavoro) per cui muta l’espressività del volto. «Sono certa che fare l’attrice mi abbia salvato la vita, che l’abbia resa vivibile – a tratti esaltante, comunque intensa, concreta, mia. E che continui a farlo.
Con questo film, come una detective, mi sono messa sulle tracce di Eleonora Duse, un’attrice leggendaria che ha illuminato la strada alle generazioni successive con l’energia dirompente del suo corpo di scena. Al centro di quest’indagine è il corpo dell’attrice, il suo labirinto» (dalle note di regia). Il corpo è essenziale in questa professione, ognuno dovrebbe cercare la propria cifra e la Bergamasco lo ha dimostrato come interprete (basti pensare anche agli ultimi ruoli di Erminia ne La vita accanto di M. T. Giordana e l’utilizzo di corpo e voce in “Resurrexit Cassandra” diretta da Jan Fabre e ne “La Locandiera” per la regia di Antonio Latella – quest’ultimo in tournée) e anche nella propria riflessione artistica. Non è un caso che abbia scritto “Un corpo per tutti – Biografia del mestiere di attrice” (Giulio Einaudi Editore, Torino, 2023 – segnaliamo, in linea con questa investigazione, il capitolo ventitreesimo) proprio mentre approfondiva la sua ricerca sulla Duse (un’ossessione sin da ragazza, confessa nel doc) e dava vita a progetti personali sulla scena (in particolare negli spettacoli “Karenina – Prove aperte d’infelicità“, “Il ballo” liberamente ispirato all’omonimo libro di Irène Némirovsky e “L’uomo seme” dal testo di Violette Ailhaud). In Duse The Greatest si parte da questo interrogativo: può una donna di cui rimangono unicamente un estratto di un film muto e qualche foto e ritratto, essere ancora così influente? La peculiarità della prospettiva adottata è di ‘dimostrare’ come si possa e debba andare al di là del mito se si vuole provare a conoscere davvero. Eleonora Duse si rivela l’antidiva per eccellenza: non vogliamo svelarvi troppo perché queste tappe vanno gustate insieme a chi vi guida con gli occhi che brillano di Amore per l’arte e l’Essere Umano. Anticipiamo un passaggio molto acuto legato alla questione del corpo: lei che è partita dal palcoscenico e vi ha lasciato il segno, ha accettato di fare un film, Cenere (diretto e interpretato da Febo Mari, tratto dall’omonimo romanzo del 1904 della scrittrice Grazia Deledda), in cui rifugge la macchina da presa, anticipa – come afferma uno degli intervistati Emiliano Morreale – il neorealismo perché appare proprio come una donna comune. Non c’è trucco e nessun inganno quando c’è quell’istinto per cui i gesti quotidiani trovano spazio (come la Duse metteva le mani nei capelli, come si mette le dita in bocca) . Questo era anche questa artista, non ci pensava, le veniva spontaneo. «La macchina da presa scivola sui corpi delle persone incontrate (attrici, autrici, artisti, studiosi), si immerge nei particolari. Quello che ho indagato è il corpo sensibile, nudo, dell’attrice (ieri e oggi) e la radiografia del suo corpo immaginario, attraversato dallo sguardo degli altri. Un flusso di immagini in cui momenti di fermo (scatto fotografico) fanno da snodo e da collante alla narrazione. Fermo immagine dal girato contemporaneo in cui immergersi per cogliere dettagli dei corpi e delle azioni, e per saldare il racconto a immagini più “antiche”, fotografiche, o a video d’archivio in bianco e nero». Annamaria Andreoli, Valeria Bruni Tedeschi, Elena Bucci, Ellen Burstyn, Federica Fracassi, Fabrizio Gifuni, Ferruccio Marotti, Helen Mirren, Emiliano Morreale, Mariapaola Pierini, Caterina Sanvi, Mirella Schino, Giuditta Vasile. Ciascuno di loro diventa un incontro per aggiungere un tassello che, però, alimenta positivamente il mistero di questa attrice, divenuta iconica, ispirando Lee Strasberg (storico direttore dell’Actors Studio) e, di conseguenza, del mestiere dell’attore, inafferrabile. Non si può inscatolare qualcuno che riesce a dar corpo e voce alle storie degli altri, a mettersi nei panni di… facendo immedesimare chi lo guarda (o creando straniamento). Ogni persona menzionata crea un filo particolare con la Bergamasco, che ora ascolta, ora interagisce, ma non è mai invadente, rilancia la palla all’altro che di lì a poco incontrerà (compresi i luoghi) per lasciarci con tante domande. Il tutto coerentemente con quella che è (o dovrebbe essere, ma non tutti sanno seguirla) la vocazione di questo mestiere per chi lo fa innanzitutto con grande onestà intellettuale: non dare risposte.
Duse The Greatest è stato presentato in anteprima assoluta nella sezione Freestyle alla 19esima Festa del Cinema di Roma e vi suggeriamo di non perderlo al momento dell’uscita in sala.
«Sparirò portata via dal vento»
Maria Lucia Tangorra









