Il gioco delle coppie

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7.0 Awesome
  • voto 7

La consapevolezza del mutamento

Quando si assiste a un film di Olivier Assayas lo si riconosce subito e, al contempo, si pensa è “proprio francese”, ma nell’accezione più positiva del termine.
«Bisogna scegliere il cambiamento che si vuole senza subirlo» è una delle frasi che più ci si porta con sé post-visione ed è da qui che vogliamo partire per parlarvi di Doubles vies (Il gioco delle coppie il titolo italiano), presentato in Concorso alla 75esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia e prossimamente in sala con I Wonder Pictures.
Alain (un sempre in parte Guillaume Canet) è un editore parigino di successo che fatica ad adattarsi alla rivoluzione digitale e cerca di far re-esistere la letteratura conservando idee di un sognatore. Lo vediamo alle prese con la difficile impresa di mantenere un buon rapporto con uno dei suoi scrittori di lunga data, Léonard (un Vincent Macaigne in stato di grazia), pur non avendo apprezzato il suo ultimo lavoro (emblematico il titolo “Poin Final”), ancora una volta frutto dell’esperienza autobiografica (riferendosi soprattutto alle donne incontrate). Selena (la brava Juliette Binoche), moglie di Alain e affermata attrice, spinge, invece, affinché il libro venga pubblicato. Posta su questo piano la sinossi potrebbe apparire molto semplice, ma come accade nelle commedie francesi perfettamente congegnate (grande esempio ce lo offre il teatro d’oltralpe contemporaneo, basti pensare a Alexandre de La Patellière, Matthieu Delaporte, Yasmina Reza), da ciò che è lineare e, ad un tratto, intuibile rispetto alle dinamiche amorose possono scaturire profonde riflessioni sull’oggi. «Il mondo nel quale viviamo è sempre stato e continua a essere in costante cambiamento. La sfida riguarda la nostra capacità di tenere d’occhio questa mutazione continua, capire cosa è realmente in gioco, e successivamente adattarvisi o meno. Dopo tutto, questo è l’elemento fondante della politica e delle opinioni. La digitalizzazione del mondo e la sua riduzione ad algoritmi rappresenta il vettore moderno di un cambiamento che ci confonde e travolge incessantemente», ha rimarcato il regista di Qualcosa è nell’aria (sul ’68). Il focus è proprio questo: in Non-Fiction i protagonisti riflettono davvero su questo mutamento e in varie circostanze (dai salotti di casa ai bistrot) e l’idea che la critica letteraria sia diventata meno rilevante di un influencer nell’impatto su un lettore è solo emblematica di come certi meccanismi si siano trasformati.
«Doubles vies non mira a sondare le dinamiche della new economy. Piuttosto, il suo più modesto intento è osservare in che modo le suddette questioni ci assillano personalmente, emotivamente e, talvolta, comicamente», ha spiegato Assayas e possiamo affermare che ci riesca benissimo, con un cinismo sulfureo e dei dialoghi dal ritmo, dalle pause e dallo humor tipicamente francesi, ma che colpiscono nel segno tutti. Ne Il gioco delle coppie l’autore prende (rispettosamente) in giro ciò che siamo, le contraddizioni così come i “demoni” tecnologici da cui ci facciamo governare, facendoci sorridere e facendo sorgere ancora una volta una domanda: meglio dire la verità o portare avanti la “finzione”? (e non vogliamo entrare troppo nel gioco delle coppie per farvelo gustare).
Quest’ultimo lavoro del cineasta parigino è forte, in particolare, del lavoro attoriale e di scrittura in cui tocca temi a lui molto cari, senza cadere nel retorico, con una levità che va premiata.

Maria Lucia Tangorra

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