CineSatiricaMente (5): Il Subbuteo ai tempi del Coronavirus

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Quando due mondi, l’audiovisivo e il Subbuteo, si incontrano

Sale cinematografiche chiuse. Festival annullati o rimandati a chissà quando. Redattori di riviste specializzate spinti sull’orlo della pazzia, tanto da mettersi a recensire, in mancanza di altro, i vecchi filmini delle vacanze!
Qualcuno anche il filmato delle proprie nozze, spacciandolo magari per Scene da un matrimonio di Ingmar Bergman.
Ebbene sì, ammettiamolo pure, se non si appartiene alla categoria di quelli che, con la complicità di piattaforme come Netflix e Amazon, in casa ci si erano rinchiusi da tempo, molto prima dei decreti di Conte, la vita per i cinefili vecchio stampo si è fatta davvero dura. Il quadro è apocalittico e non abbiamo idee precise su quando muterà nuovamente. Ma visto che a scrivervi è un “cinephile” ancora più eccentrico, fuori dagli schemi, tocca confessare subito ciò di cui qui si avverte di più la mancanza: non i cinema aperti, bensì i tornei di Subbuteo!

Del resto si dice che il mondo è bello perché è “avariato”… e noialtri facciamo parte dell’avaria. A pieno titolo. Per cui del grande schermo abbiamo nostalgia, ok, ma ancor più del panno verde, del vedere in azione le mitiche squadre collezionate per anni, dei tanti amici da sfidare rigorosamente a punta di dito. E degli altrettanto leggendari SUPER 8 organizzati periodicamente al Bar Francao, questo lo diciamo, in modo solo apparentemente criptico, a beneficio del pubblico capitolino.
Cosa fare allora in questo panorama desolante, per tenere viva la nostra rivista e riesumare al contempo una vecchia rubrica satirica da troppo tempo inattiva, senza ricorrere ai fin troppo scontati filmini delle vacanze? Mettersi a parlare di Subbuteo, per esempio. E del suo talvolta insospettabile collegamento con la settima arte. Più accademico sarebbe stato parlare di Subbuteopia, il bellissimo documentario di Pierr Nosari, che in qualche occasione abbiamo anche presentato dal vivo. Ma qui non dobbiamo essere accademici, l’esatto contrario. Perciò abbiamo deciso di regalarvi (e commentare) un video strepitoso rinvenuto su Youtube, che a nostro avviso meriterebbe di essere premiato in tutti i principali festival di cortometraggi (appena riapriranno, s’intende). Il titolo, alquanto evocativo, è Il Subbuteo ai tempi del Corona Virus.

Ci si augura che, mentre ne parliamo, abbiate già fatto un salto in fondo alla pagina e ve lo stiate gustando in tutta la sua anarchica, geniale follia. Panno verde e cicisbei. Squadre in campo ed inchini. Una colonna sonora dal retrogusto antico e il regolamento del gioco da rispettare comunque. Satira sfacciata ed educazione d’altri tempi. Guanti e mascherine. Un utilizzo ammiccante, sbarazzino del “fuori campo” (in tutti i sensi: cinematografico e non). Ma, per quanto si cerchi di rispettare, giocando, quelle “distanze sociali” di cui tanto si è disquisito finora, la toccante (ed invero esilarante) testimonianza audiovisiva appare oggi inesorabilmente datata: Il Subbuteo ai tempi del Corona Virus ha cominciato a circolare il 4 marzo, quando le misure restrittive erano appena agli albori. Da allora sembra trascorso un secolo. E finché non si sarà tornati alla normalità (o comunque a un minimo di vita sociale), le scenette amene e burlesche del goliardico corto pescato in rete potranno giusto suscitare, assieme alle risate, un filo di malinconia per quei pomeriggi trascorsi a trotterellare intorno a un campetto in miniatura, come al momento non risulta ovviamente possibile fare. Torneranno i prati, auspicava il saggio Ermanno Olmi, “torneranno i verdi panni del Subbuteo”, ci auguriamo invece noi, lanciando la sfida al perfido virus che ci ha sigillato a casa!
Due parole, infine, per rendere noti gli autori (ed interpreti) della goliardata, così come ci vengono presentati nelle note informative del video:

Con Yanez e Bozz regia di Vobis
Da una idea di Yanez de Gomera
Prodotto da Yanez Subbuteo’s Life & S.C. Valdarno

Insomma, come si fa a non rendere omaggio al sedicente Yanez de Gomera, se da piccoli si è stati lettori di Sandokan?

Stefano Coccia

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