Queen Sono

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

La regina è qui

L’Africa non è un continente dove la vita sia facile. Il colonialismo, il post-colonialismo, la povertà, le malattie, sono sono alcuni dei problemi storici ed attuali che attanagliano le nazioni del continente. Non dovrebbe dunque stupire l’assenza di una vera e propria industria cinematografica e dei prodotti audiovisivi. Certo, ci furono, soprattutto negli anni Settanta, alcuni isolati pionieri che si inserirono soprattutto nel cinema d’arte ed intellettuale fondando il cosiddetto Terzo Cinema, con risultati invero tutt’altro che disprezzabili, dimostrando una profonda coscienza sociale e capacità poetica e narrativa. Oggi ci sono tentativi più organici di produrre a livello di industria, soprattutto in Nigeria con la cosiddetta Nollywood. Tuttavia agli occhi di un occidentale, e non solo ai suoi occhi, si tratta di un’industria allo stato larvale, dotata di mezzi e tecniche poco più che amatoriali, tenuta in piedi più che altro dall’orgoglio e dal desiderio di produrre e consumare prodotti autoctoni.
Proprio per questo la serie sudafricana Queen Sono, ideata e creata dal regista, attore e comico sudafricano Kagiso Legida assume una grande importanza. Serie di genere spy-action si configura come un’opera di alto livello e notevoli mezzi e, con tutta probabilità, come il primo prodotto africano davvero in grado di competere con prodotti similari europei e americani. È proprio questo elemento di ambizione a misurarsi con prodotti di realtà sicuramente più avanti e strutturate e di riuscire a ricavarsi una propria nicchia a renderla di particolare interesse. In una concezione afrocentrica, che ci appare quanto mai naturale se non addirittura auspicabile, nella quale gli europei sono visti come intrusi provenienti da un altro mondo, Legida e la sua squadra confezionano una serie che forse non sarà dotata di particolari spunti ma appare ben scritta e diretta con un cast in parte e ben azzeccato, a cominciare dalla protagonista Pearl Thusi al quale tocca il compito di impersonare un personaggio forte e complesso, un ritratto di donna lontano da stereotipi e capace di appassionare anche quel pubblico maschile che mal vede una protagonista femminile in produzioni di genere action. Una bella iniezione di femminismo in salsa africana poiché i personaggi femminili sono i personaggi centrali e meglio delineati mentre i maschi vengono relegati ad un ruolo secondario e spesso passivo, sono le donne a far girare il gioco e determinare l’azione, gli uomini seguono. Noi non possiamo che dirci d’accordo. Certo non vengono trascurati nemmeno questioni sociali e politiche che ci rimandano l’immagine di un continente molto più complesso e assai lontano dai resoconti giornalistici e documentaristici occidentali, i quali appaiono anche più insipidi dopo la visione, e certo la comprensione della serie.
Opera di ottima fattura, ben strutturata, Queen Sono testimonia un’ambizione legittima che, visti i primi risultati, ci sembra perfettamente giustificata. Viva la Regina.

Luca Bovio

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