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Censor of Dreams

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VOTO: 9

La realtà dei sogni

Dell’ottima selezione di cortometraggi in concorso alla XX edizione del Ravenna Nightmare Film Festival quel che più ci ha intrigato è Censor of Dreams di Leo Berne e Raphaël Rodriguez, vincitore del premio WeShort con la seguente motivazione:
A metà strada tra Michel Gondry e Terry Gilliam CENSOR OF DREAMS ipotizza che i sogni seguano un rigido protocollo in cui nulla è lasciato al caso, ma affidato a un team di persone che modellano l’inconscio preservandolo da eventuali traumi. Così facendo apre a molti interrogativi: e se invece avessimo bisogno di scontrarci con le nostre paure più profonde? ll viaggio imbastito dai registi è un vero e proprio film in miniatura, curato meticolosamente in ogni dettaglio e capace di affascinare e ammaliare.

Originale e bizzarro, il cortometraggio mostra il Censore ed i suoi dipendenti alle prese con i sogni di Yoko: li camuffano, li modificano, celando parti che potrebbero causare sofferenza e rimovendo così i traumi della sua anima. Censor of Dreams, pur nella sua divertente e bizzarra follia, riprende il concetto freudiano di rimozione, secondo cui alcuni traumi rimangono celati alla coscienza per proteggerla da un dolore insopportabile; occorre tuttavia che vengano portati alla luce perché avvenga la guarigione. Cosi, dopo anni di gestione dei sogni di Yoko, in cui ogni notte torna prepotentemente il suo ricordo più doloroso che ogni volta il Censore tramuta in una immagine pacificante, arriva il momento di affrontare la verità.

Leo Berne e Raphaël Rodriguez mostrano con ironia (e cura dei particolari) gli sforzi per trasformare una piscina colma d’acqua in una stanza, dei bambini in dalmata, e altro ancora; immagini che riportano alla memoria di chi scrive l’incantesimo Riddikulus e Neville Paciock che in Harry Potter e il prigioniero di Azkaban trasforma il proprio Molliccio (che assume la forma di ciò che più temiamo) con le sembianze di Piton così da renderlo buffo, vestendolo come sua nonna. Affrontare le proprie paure è il modo migliore per batterle, ci insegnava Lupin; in simil guisa, Censor of Dreams ci mostra che la rimozione dei traumi non può avvenire in eterno, e che la guarigione inizia riportandoli alla luce ed affrontandoli.

Michela Aloisi

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